Eccone un’altra: una fiaba di pinguini gay raccontata ai bambini bolognesi

Insegnare ai piccoli dell’asilo, della scuola d’infanzia e – perché no? – anche a quelli delle elementari com’è bello l’amore omosessuale: la sinistra ne sta facendo un tema di lotta e di governo, specie nelle cosiddette città “rosse”.  All’elenco di iniziative incredibili si sta per aggiungere la fiaba di una famiglia di pinguini gay raccontata in un laboratorio didattico per bambini ideato dal centro di documentazione del Cassero, in collaborazione con i soliti noti, e cioè le Famiglie Arcobaleno e l’associazione Frame nonché patrocinato dal Comune di Bologna. A dare risalto all’appuntamento – la fiaba verrà letta il 29 marzo alla biblioteca Scandellara – l’edizione bolognese de Il Resto del Carlino. Una quindicina di bambini, spiega il quotidiano, scopriranno la storia (vera, edita da Junior e intitolata “E con tango siamo in tre”), di due pinguini antartici maschi, Roy e Silo che si incontrano nello zoo di New York e si innamorano, tanto che il custode del parco affida loro un uovo di un’altra coppia perché lo covino e da cui nasce Tango. Il ciclo di incontri è illustrato in un opuscolo di presentazione su cui è presente una prefazione del sindaco di Bologna, Virginio Merola: «Tante storie per raccontare le differenze di cui la realtà che ci circonda è piena; tante storie per offrire alle famiglie, alle bambini e ai bambini, future cittadine e futuri cittadini un itinerario di letture e laboratori dove ogni appuntamento diventa una preziosa occasione per condividere e sperimentare il valore dell’identità e della diversità». L’allargarsi a macchia d’olio di queste iniziative sta scatenando polemiche nel mondo politico (con la sinistra che continua a brindare non si sa perché) e a prendere posizione sono anche i vescovi toscani che sono «preoccupati per i tentativi di introdurre il tema della valorizzazione delle differenze di genere nei percorsi formativi dei docenti e degli studenti, secondo modalità ispirate alla cosiddetta teoria del gender». C’è il rischio «che, per motivi ideologici, venga propagata nelle scuole una concezione lontana da quella della famiglia naturale».