È braccio di ferro sull’euro, Salvini e Tosi si giocano la vera leadership della Lega

La sfida è aperta, in palio c’è la leadership reale della Lega. Il “no” all’euro è la carta con cui il partito di Matteo Salvini si giocherà il tutto per tutto alle elezioni europee, dove la sfida allo sbarramento del 4% sarà reale. Nel movimento però non tutti credono a questa ricetta: Flavio Tosi, il segretario veneto e sindaco di Verona che con Salvini era fra i delfini di Roberto Maroni e potrebbe correre alle primarie del centrodestra, ha sostenuto che dalla moneta unica non si dovrebbe uscire: «Dico di no, costa carissimo». Prima del congresso di dicembre, Umberto Bossi aveva già attaccato Salvini dicendo che «non capisce niente: se vogliamo uscire dall’euro ci sparano». Ma quella di Tosi è la prima voce di peso, nella Lega, che non si schiera in modo netto contro l’euro ora che la campagna elettorale è alle porte. «È vero che ci hanno fregato fin dall’inizio con il cambio – è stato il suo ragionamento a Radio 24 – ma uscire dall’euro costa carissimo e non si torna indietro al cambio precedente». E, poi, col debito pubblico che ha, «il Paese verrebbe aggredito un minuto dopo dalla speculazione internazionale che è feroce». Quindi «la Lega è euro-critica» ma, conclusione di Tosi, «non auguriamo certo lo sfascio». Il segretario Salvini, che guarda caso al Parlamento Ue aveva animato la protesta durante l’intervento del presidente Napolitano sventolando quei manifesti “Basta euro” che gli erano valsi le critiche di Bossi ma che sono il vessillo della vicina campagna per le europee, gli ha mandato a dire che «uscire dall’euro si può, anzi si deve, per rilanciare lavoro, imprese, stipendi e speranza». Il 16 febbraio partirà da Firenze un “No euro tour” in cui Salvini conta di convincere gli elettori con delle «proposte, risposte, numeri elaborati con imprenditori e docenti universitari, idee condivise da 7 sette premi Nobel».