Dieci anni fa morì per droga Marco Pantani, controverso campione delle due ruote

Domò l’Alpe d’Huez, il Galibier, il Mortirolo e tutte le montagne degli Dei con le sue gambe d’acciaio, l’agilità del felino e un grande cuore. In salita sognava e fece sognare. A dieci anni dalla scomparsa, di Marco Pantani resta il ricordo di campione carismatico, coraggioso, appassionato. Il “Pirata” se n’è andato il giorno di San Valentino di dieci anni fa: «è morto perché era incredibilmente forte e incredibilmente fragile», scrisse Gianni Mura ed è la sintesi migliore per ricordarlo. Marco Pantani correva da solo contro tutti, capace di far battere forte il cuore, di far piangere e sorridere insieme. Per questo i suoi tifosi lo hanno sempre amato, nonostante tutto, nonostante le accuse di doping, la cocaina, i dubbi e le polemiche. Nonostante quel modo di andarsene. Il 14 febbraio 2004 lo trovarono morto in una fredda stanza di un residence di Rimini, stroncato da un’overdose di cocaina. Aveva solo 34 anni e un carico grande così di disperazione.
Iniziò a correre con la vecchia bici di mamma Tonina, i giovani del Gruppo ciclistico di Cesenatico non avevano mai visto quel ragazzino mingherlino che però al primo allenamento staccò tutti in salita. Quando firmò il primo contratto da professionista Davide Boifava gli disse: «Ricordati che ti ho fatto un bell’accordo», e lui di tutta risposta: «Guarda che l’affare l’hai fatto tu, perché un giorno vincerò Giro e Tour». Marco mantenne la parola. L’inizio per la verità fu difficile perché una lunga serie di infortuni si mise di traverso. Nel ’95 fu travolto da un’auto e saltò la corsa rosa. Puntò tutto sul Tour de France e sull’Alpe d’Huez inanellò la prima perla della sua carriera. Nell’ottobre di quell’anno, dopo essere arrivato terzo al Mondiale, un altro incidente lo costrinse a una lunga degenza. Ma la sfortuna non lo mollò e al Giro del’97 un gatto gli tagliò la strada e lo fece cadere, costringendolo ad abbandonare la corsa. Ancora una volta fu il Tour il salvagente, con un’altra vittoria sull’Alpe d’Huez e il podio finale dietro a Ulrich e Virenque. L’anno d’oro fu il 1998, quando il “Pirata” irruppe definitivamente nell’Olimpo dei più grandi di sempre, conquistando sia il Giro che Tour, con le memorabili tappe di Montacampione, del Galibier e di Les Deux Alpes. Il 1999, dopo altre grandi imprese in salita (Gran Sasso, Oropa, Pampeago), segnò l’inizio della discesa: il 5 giugno, dopo la tappa di Campiglio, i controlli fecero emergere un ematocrito oltre i margini di tolleranza. Non era doping ma tanto bastò per sospenderlo dalla corsa. Marco era stordito, spaventato: «Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, rialzarsi sarà per me molto difficile». Fu l’inizio dell’oblio e della depressione e, quando Pantani tornò in gara nel 1999, del campione era rimasta un’ombra sbiadita. Nel 2003 scelse di ritirarsi per curarsi dalla depressione e dalla dipendenza dalla cocaina.