Cutrì, fermati quattro napoletani: sono coinvolti nell’evasione dell’ergastolano

L’ultimo lo hanno preso mentre usciva, da solo, dal cimitero di Portici. Ai carabinieri del Ros di Napoli, di Varese e della compagnia di Torre del Greco che lo stavano fermando ha detto, quasi scusandosi, che era andato al cimitero per portare fiori alla tomba del nonno sepolto lì. Ma per i militari, che ora stanno controllando chi lo ha ospitato nel napoletano, la storia è un’altra. Lui, 31 anni, pregiudicato, abitante  nel milanese, è uno dei componenti della banda che lunedì pomeriggio ha fatto il blitz davanti al Tribunale di Gallarate per far fuggire il boss Domenico Cutrì scatenando una specie di Far West.
Altri tre, residenti nell’alto milanese fra Inveruno e Magenta, sono stati fermati stanotte dopo un lungo interrogatorio ma giurano, anch’essi, che non c’entrano nulla con l’evasione dell’ergastolano Domenico Cutrì: disoccupati, trentenni, sono conoscenti dei fratelli Cutrì e hanno precedenti per detenzione di armi, droga e reati contro il patrimonio. Su di loro i carabinieri dicono di aver raccolto «gravi elementi di colpevolezza».
Sono stati fermati e interrogati tutta la notte nella caserma dei carabinieri di Gallarate in relazione all’assalto al furgone della polizia penitenziaria per liberare Domenico Cutrì alla presenza del procuratore di Busto Arsizio, Gianluigi Fontana, del pm Raffaella Zappatini e dei carabinieri del Comando provinciale di Varese e della Compagnia di Gallarate che stanno conducendo le indagini.