Corteo No Tav: «Siamo tutti terroristi». E in prima fila c’è l’ex giudice Pepino, fondatore di Magistratura Democratica

C’è anche l’ex-magistrato della Procura Generale di Torino, Livio Pepino, fondatore della corrente di sinistra Magistratura Democratica, a manifestare in prima fila contro la Tav a Chiomonte dove, davanti alla stazione ferroviaria, c’è stato un presidio informativo che si è trasformato in un corteo diretto ai cancelli del cantiere del Tav. E’ uno degli appuntamenti clou che rappresentano la giornata di mobilitazione nazionale indetta contro la Tav, con cortei e presidi in tutta Italia che hanno messo in fibrillazione tutti gli apparati di sicurezza per l’alto rischio di violenze e incidenti: le forze dell’ordine hanno predisposto controlli in vari punti della vallata e, a poca distanza dal presidio, sorvegliano la situazione.
Pepino, il cui figlio Daniele è uno dei leader storici dell’anarco-insurrezionalismo piemontese, è fra le persone che hanno raggiunto Chiomonte, in Val di Susa, per partecipare alla manifestazione No Tav. Già fondatore della corrente di sinistra di Magistratura Democratica, Pepino è stato membro del Csm.
Il corteo partito da Chiomonte e al quale prendono parte almeno duemila persone, si apre con uno striscione su cui è scritto “no Tav liberi”: il riferimento è ai quattro giovani attivisti arrestati lo scorso dicembre con l’accusa di terrorismo. «Se per terrorismo – ha detto Alberto Perino, leader del movimento – la magistratura, come sta facendo di questi tempi, intende chi opera per impedire a un governo di fare qualcosa, nel nostro caso il Tav, allora siamo tutti terroristi». Un’affermazione gravissima che finisce per coinvolgere quanti partecipano al corteo, compreso l’ex-magistrato Pepino. Una ventina di attivisti si sono radunati oggi davanti al carcere di Ivrea nel tentativo di strumentalizzare alcuni suicidi avvenuti nel carcere eporediese negli ultimi anni ma, a sorpresa, sono stati fischiati dagli stessi detenuti. I fischi dei carcerati sono partiti, in particolare quando i manifestanti hanno iniziato a gridare “liberi tutti”, scandendo slogan contro i suicidi avvenuti nel carcere mentre polizia e carabinieri controllano  distanza il presidio.
Nell’ambito delle manifestazioni nazionali contro la Tav, oggi la protesta in Alto Canavese si sposterà a Quincinetto, di fronte alla Cogeis, una delle aziende impegnate nei lavori di realizzazione della nuova linea ad alta velocità. Ma il cuore delle manifestazioni è Torino da dove, oggi, è partito un corteo composto da circa un centinaio di attivisti – e la Val di Susa, presidiate da un imponente dispositivo di sicurezza. Il livello di attenzione per l’ordine pubblico, dopo il raid contro le banche a Torino e le scritte sui muri dei giornali a Milano, è altissimo. Soprattutto dopo l’ultima lettera di minacce scritta al computer, affrancata e spedita da Brescia e recapitata nella sede di Ltf, società responsabile della tratta internazionale della Tav Torino-Lione.
«Infami – si legge nel documento – spenderete i soldi per cure chemioterapiche inutilmente per voi e i vostri figli». A seguire, altre minacce e la firma No Tav. I soldi a cui si riferiscono gli autori della lettera minatoria sono i 220 mila euro del risarcimento in favore di Ltf inflitto ad Alberto Perino, leader del movimento No Tav, Loredana Bellone, sindaco di San Didero, e Giorgio Vair, vicesindaco di Villar Focchiardo, per l’invasione di terreni nel corso dei carotaggi propedeutici alla costruzione dell’opera, nel 2010 a Susa. E proprio Perino oggi ha tentato di prendere le distanze dalla violenza dei documenti firmati Noa, giunti nei giorni scorsi alle sedi Ansa. «La nostra è una lotta di popolo, non violenta, che si impegna a non fare del male a nessun essere vivente». Perino definisce «deliranti» i comunicati, e osserva che qualcuno «si è inventato una sigla nuova che va ad aggiungersi alle tante che sono spuntate in questi anni».