Chi organizzò la congiura contro Berlusconi confessi. Per rispetto degli italiani

La verità, solo la verità, nient’altro che la verità. Senza processi sommari e tribunali del popolo. Solo la pura e semplice verità perché tutti hanno il diritto di sapere che cosa sia accaduto in Italia in quegli oscuri mesi del 2011, prima del crollo, prima della spallata, prima del maledetto spread di cui, fino a qualche giorno prima, nessuno sapeva niente e poi, per mesi, chiunque ne parlava con gli occhi sbarrati – al bar, nei circoli e persino in curva allo stadio – senza avere la minima idea di che cosa fosse. È bene che qualcuno parli, anche solo per eliminare sospetti, non c’è cosa peggiore – in una democrazia – del temere che le regole non siano state rispettate e che ci siano stati grandi manovratori, di cui si fanno i nomi e che danno risposte poco convincenti. Di fronte a uno scenario così di fuoco è impensabile cavarsela con il fumo, solo fumo esclamato da Napolitano. Comodo, troppo comodo. Ormai è famoso il ragionamento fatto a Monti nel giugno dell’annus horribilis, che può essere sintetizzato in poche parole – «tieniti pronto per sostituire Berlusconi» – e che quindi è uno scacco matto irrituale, un golpe bianco, perché un presidente del Consiglio eletto con i voti della maggioranza degli italiani non può essere mandato via attraverso una congiura di palazzo. Così com’è irrituale, anzi gravissimo che un presidenmte della Repubblica faccia consultazioni segrete. Alla fine le rivelazioni del libro di Alan Friedman non sono stati solo ceffoni in pieno viso a tutti i “congiurati” ma hanno fatto giustizia. Perché chi all’epoca parlava di complotto era etichettato come matto o come servo del padrone. E invece alla fine quei servi si sono dimostrati liberi, mentre i liberi si sono dimostrati sudditi. Non solo della Merkel, non solo dei poteri forti, ma soprattutto della loro pochezza. Perché, come dimostrano le Idi di Marzo, nella storia resta chi è stato vittima della congiura e non chi ha pugnalato, fregandosene del quoque tu Brute, fili mi.