Cencelli rivaluta il suo metodo, demonizzato ingiustamente: è la politica, bellezza…

Spartizione, compromesso, misurata distribuzione delle poltrone. Quando si evoca il manuale Cencelli si intende fare riferimento al peggio della prima Repubblica. Eppure la regola di concedere posti in relazione alla effettiva potenza o capacità di condizionamento del tale partito e della tale corrente è tutt’altro che tramontata. Di qui la rivincita di Massimiliano Cencelli (il padre del famigerato manuale) che, intervistato dal Messaggero, rivendica la validità del suo metodo:  “Renzi non può che usare il mio metodo. Altrimenti il suo governo durerà 15 giorni”. Per Massimiliano Cencelli, ”in qualsiasi governo di coalizione bisogna attuare una precisa suddivisione degli incarichi. Si devono sempre tenere presenti – dice al Messaggero – le istanze, le necessità e i desiderata di tutte le forze politiche in ballo”. ”La suddivisione dei posti deve tenere conto anche delle correnti interne ai partiti, almeno di quelli più grandi. Era così nella Dc, è così nel Pd”, rileva Cencelli. ”Chi non entra nel governo si trasforma facilmente in un franco tiratore”, osserva. ”Qui tutti danno giudizi inappropriati sul mio metodo, ma ascoltino me che ho 78 anni: è tutta una questione di poltrone”.

Altri metodi non ce ne sono. Accontentare tutti senza scontentare totalmente nessuno. Una pratica che necessita di una certa dose di abilità e spregiudicatezza. Fuori da questo schema, siamo alla politica per dilettanti. “Che lo si chiami sistema Cencelli, spartizione o bilancino, la sostanza è sempre la stessa. Alle regole della politica non si sfugge. E non c’è un altro metodo possibile”.