Cartellini rossi contro i deputati grillini e il questore Dambruoso. Dieci giorni di sospensione per Rampelli che dice: “Non sono pentito”

Decise le sanzioni per gli incidenti del 29 e 30 gennaio alla Camera quando la presidente di Montecitorio Laura Boldrini decise di adoperare la “ghigliottina” per salvare il decreto su Bankitalia. Sospeso per 15 giorni il questore Dambruoso di Scelta civica (che colpì in volto una deputata del M5S), 12 giorni per Silvana Benedetti (morso a un commesso), 10 per altri 23 deputati M5S e per il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli. Anche la vittima del questore, peraltro, si è vista affibbiare dieci giorni di sospensione per aver partecipato agli incidenti. “Sono sconvolta, vengo punita anche se sono stata picchiata”, ha esclamato appena è stata informata della decisione. Tre sedute di sospensione al grillino De Rosa per accuse sessite alle colleghe Pd. Per Alessandro Di Battista la “pena” più grave: fermo per 25 giorni (10 per lo scontro con il capogruppo Pd Speranza e 15 per i disordini in commissione). È stato inoltre deciso che le sanzioni irrogate oggi dall’Ufficio di presidenza di Montecitorio saranno “scontate” dai destinatari solo dopo il 10 marzo. Nella storia parlamentare italiana non si erano mai visti tanti “cartellini rossi” irrogati dall’Ufficio di presidenza. Talmente tanti da dover essere fatti “scontare” a gruppi di 13 deputati alla volta.

“Ritengo inverosimile – protesta Fabio Rampelli – la sanzione che mi è stata comminata, ben 10 giorni di sospensione dai lavori del Parlamento per aver inscenato una civilissima protesta, alzato un cartello con scritto ‘Corrotti’ e sventolato la bandiera italiana contro la decisione di togliere la Banca d’Italia ai cittadini, regalandola a banche private insieme a 7 miliardi e mezzo di euro. Solo dopo quella protesta gli italiani sono stati informati dai mass media di quanto stava accadendo per mano della sinistra e del governo. Non mi sono pentito, non ho chiesto scusa, mi sono assunto tutte le responsabilità davanti alla Presidenza della Camera. Forse è stato questo il motivo di una sanzione pesantissima, di solo 1/3 inferiore a chi ha aggredito fisicamente una collega donna cui va la mia solidarietà per l’inaccettabile trattamento riservato. Si tratta di una decisione iniqua e di un precedente pericoloso che tende a intimidire chi dissente, a reprimere chi manifesta legittimamente, in modo chiassoso ma non violento, contro i classici comportamenti arroganti che tiene il potere quando deve prendere decisioni sudice e cerca di farlo di nascosto”.