Boss evaso, il fratello aveva avvisato tutti che lo avrebbe fatto fuggire anche in elicottero

Quella di far evadere il fratello era diventata una vera e propria ossessione. Lo andava dicendo a tutti quelli che incontrava. E, alla ricerca della migliore soluzione per portare a compimento il suo progetto, era arrivato persino a seguire un corso per elicotteristi immaginando di pilotare il velivolo con il quale, in qualche maniera, avrebbe fatto scappare dal carcere suo fratello, Domenico Cutrì, arrestato dopo tre anni di latitanza, in un appartamento di Milano in cui si trovava proprio con il fratello Antonino, morto ieri per liberarlo nell’assalto al furgone della polizia penitenziaria.
Quella di Antonino Cutrì era una fissazione esplicitata apertamente. Tanto che era stato deciso di trasferire Domenico Cutrì, dal carcere di Saluzzo, dov’era inizialmente detenuto, a quello, considerato molto più sicuro, di Cuneo.
Ed è questo aspetto della vicenda, rivelato ieri dalla madre dei due uomini ai magistrati, che ora sta prendendo quota su tutto il resto della storia. Perché è chiaro che erano in molti a sapere che, prima o poi, sarebbe accaduto ciò che è avvenuto ieri davanti alla sezione distaccata del tribunale di Busto Arsizio dove Domenico Cutrì era stato portato dagli agenti penitenziari per partecipare a un processo per emissione di assegni falsi.
Ora ci si chiede come sia stato possibile lasciare campo libero al progetto di evasione pianificato da Antonino Cutrì che, in quell’assalto, ci ha rimesso la vita. Certo, Domenico Cutrì era stato trasferito da Saluzzo a Cuneo. Ma, evidentemente, alla luce del blitz scattato ieri, tutto questo non era sufficiente. Non si sono, insomma, adottate tutte le misure necessarie per impedire l’evasione.
La polemica è incentrata anche su alcuni aspetti della politica giudiziaria. A sollevare il problema da questo punto di vista è stato il procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri secondo il quale se ci fosse stata la «videoconferenza per i detenuti di alta sicurezza» non ci sarebbe stata l’evasione di Domenico Cutrì. Stesso ragionamento che fa il capo del Dap Giovanni Tamburino: «Il numero delle traduzioni effettuate deve necessariamente porre la questione se non sia giunto il momento di pensare a un maggiore utilizzo delle videoconferenze per garantire la partecipazione dei detenuti, soprattutto di alta sicurezza, alle udienze dinanzi all’Autorità Giudiziaria».
Sta di fatto che, alla fine, Antonino Cutrì è riuscito a portare a compimento il suo progetto.
La madre ha spiegato ai magistrati che aveva cercato, in tutte le maniere, di distogliere il figlio dai suoi propositi. Ed era persino convinta di esserci riuscita. Fino a ieri, quando le hanno portato il corpo del figlio moribondo sotto casa accompagnandola poi in ospedale dove l’uomo è giunto morto.
La donna sostiene che è stato un uomo sconosciuto a suonare, ieri pomeriggio, al citofono dei fratelli Domenico e Antonino Cutrì per avvertirla che Antonino, che poi sarebbe morto in ospedale, era stato ferito a colpi d’arma da fuoco. Secondo la testimonianza della donna, a proposito della quale inquirenti e investigatori nutrono molti dubbi, l’uomo avrebbe suonato al citofono dicendole: «Scenda che suo figlio sta male». La donna, senza prendere la borsa, indossando ancora le ciabatte di casa, avrebbe trovato il figlio sul sedile anteriore mentre l’uomo sedeva su quelli posteriori. Si sarebbe messa alla guida e, prima di arrivare all’ospedale di Magenta, lo sconosciuto le avrebbe detto di fermarsi e sarebbe sceso dall’ auto. La madre dei Cutrì sarebbe quindi entrata a bordo dell’auto nel pronto soccorso mala circostanza stride con il ritrovamento della vettura fuori dall’ospedale, anche se a poca distanza. Agli investigatori, la madre dei Cutrì avrebbe raccontato che il terzo fratello, Daniele, sarebbe partito domenica sera per Napoli per una gita con un amico. Di fatto è, al momento, irreperibile.
Oltre all’evaso, carabinieri e polizia cercano altri due o tre uomini che sono entrati in azione poco prima delle 15 di ieri e che erano arrivati a bordo di due auto, una delle quali è stata poi trovata vicino al tribunale con alcune armi a bordo e che era stata rapinata, armi in pugno, insieme all’altra, proprio ieri.