Blitz dei filo-russi nel Parlamento della Crimea, issata la bandiera. E Putin mostra i muscoli

Il vento di crisi che da giorni soffia sulla Crimea sta per trasformarsi in una tempesta rivoltosa. E la rivendicazione secessionista evoluta nei giorni scorsi in protesta, dilagata per le strade della piccola penisola sul Mar Nero che Krusciov nel 1954 regalò all’Ucraina, potrebbe degenerare a breve in guerra civile. Oggi, allora, si è assistito al primo vero atto bellico: e mentre i carri armati russi si aggirano per le strade della capitale Sinferopoli. Dopo i tafferugli di ieri tra la minoranza etnica dei tartari, schierati con Kiev, e i filorussi, questa mattina, davanti alla sede del parlamento di Crimea, sono state erette le prime barricate contro-rivoluzionarie in Ucraina.

Secondo quando riferito dalla tv Rossia 24, ad allestire il campo di battaglia civile con legno, pezzi di metallo, botti e pneumatici, hanno provveduto alcune centinaia di russofoni, il cui primo obiettivo è la convocazione di un referendum sulla secessione della Crimea dall’Ucraina. Fuori, l’assedio della piazza, dentro le Aule del palazzo governativo, contemporaneamente, il blitz, confermato anche dall’agenzia di stampa interna.

Dalle prime notizie che ricostruiscono gli accadimenti di questa mattina, una trentina di persone – forze di autodifesa della popolazione russofona – hanno fatto irruzione nel parlamento sparando contro i vetri dell’ingresso. Poi hanno tolto dal pennone la bandiera ucraina, issando al suo posto il tricolore russo, che sventola insieme al vessillo della repubblica di Crimea. Ma non è tutto: altri gruppi solidali con la protesta che ha avuto nell’irruzione al parlamento di oggi il suo apice contestatario, si starebbero organizzando anche in altre città della penisola, intenzionati a convergere su Sinferopoli.

Il ministro dell’interno ucraino ad interim, Arsen Avakov, ha messo in allerta le forze di polizia, comprese quelle speciali, dopo la presa del parlamento e del governo di Crimea da parte dei militanti filorussi, precisando attraverso la piattaforma social, con un post su Facebook, di «avere preso questa decisione per fronteggiare lo sviluppo di azioni estremiste e scontri armati nel centro della città», ed «evitare, così, un bagno di sangue». Nel frattempo, sempre dalla pagina Fb di Avakov, si apprende che la polizia stradale ucraina avrebbe fermato alle porte della capitale della Crimea alcuni blindati russi, facendoli tornare alla propria base.

E allora, le forze dell’ordine mobilitate, che alle prime avvisaglie di occupazione dello spazio antistante il parlamento avevano evitato di intervenire, in queste ore stanno invece bloccando tutto il quartiere adiacente alla sede governativa. Contestualmente, sono iniziate le trattative – subito interrottesi a Sinferopoli – tra gli “occupanti” filorussi autori del blitz al Palazzo, e il premier di Crimea, Anatoli Moghilev. Trattative difficili arenatesi immediatamente sul rifiuto degli occupanti di liberare l’edificio per consentire ai deputati locali di riunirsi e decidere sul futuro della Crimea. Un diniego che rafforza le intenzioni filorusse di indire un referendum per la secessione dalla autorità ucraine. Non solo: come riferito in queste ore dal vicepremier locale, Rustam Temirgaliev, gli occupanti hanno rispedito al mittente l’invito ad incontrare i dirigenti del consolato generale russo a Sinferopoli, ribadendo l’intenzione di portare avanti l’occupazione della sede del parlamento e del governo locali, sulla quale – a detta dell’agenzia ucraina Unian –  la procura di Crimea ha già aperto un’inchiesta per terrorismo.

Il germe della guerra civile in Crimea, dunque, rischia di endemizzarsi proprio in queste convulse ore. Ore in cui la Russia mostra i muscoli attivando l’aviazione per il pattugliamento dello spazio aereo occidentale del Paese, dopo lo stato di allerta deciso ieri dal presidente Putin, che è anche comandante delle forze armate.

Lo scenario simulato è quello di un bombardamento dei bersagli nemici, in luoghi che saranno resi noti solo dopo l’esercitazione. E non è tutto: in quella che sembra essere una prova generale di una manovra a tenaglia, anche i paracadutisti e i marine russi si stanno trasferendo nelle zone di esercitazione – rigorosamente segrete – prestabilite. Il loro sbarco rientra nello schieramento di forze in campo che prevede il coinvolgimento di 150 mila uomini, 90 aerei, 120 elicotteri, 880 carri armati, oltre 1200 mezzi di vario genere e sino a 80 navi della flotta del Nord e del Mar Baltico. Tutto questo mentre il presidente ucraino deposto Viktor Ianukovich chiede e ottine protezione da Mosca. Un attacco ad azione multipla, insomma, a cui l’Ucraina risponde per bocca del capo del parlamento ucraino e presidente ad interim, Aleksandr Turcinov, che poco fa ha dichiarato: «Qualsiasi movimento dei militari della flotta russa del Mar Nero in Crimea, fuori delle zone prestabilite dagli accordi bilaterali, sarà valutato come aggressione» contro il Paese. Tutte premesse che non depongono certo per una pacifica evoluzione della situazione…