Subito bocciato l’impeachment per Re Giorgio ma Forza Italia rilancia: «Venga a difendersi in Parlamento»

«È assurdo ritenere che io abbia detto a Carlo De Benedetti o a Romani Prodi i dettagli di mie conversazioni riservate con Giorgio Napolitano». Mario Monti, all’indomani della bufera scatenata dalle ricostruzioni contenute nel libro di Alan Friedman circa i contatti avuti con Napolitano nell’estate del 2011, ospite della trasmissione Omnibus di La 7 gioca sulle parole: «Io paracadutato a Palazzo Chigi alla fine del 2011? La trovo un’espressione corretta. All’epoca non facevo parte di quanti si preparavano a una carica. La politica si è rivolta a me perché non c’erano candidati e tutti i partiti erano in difficoltà». A difendere la posizione di Napolitano ci pensa un altro “corazziere” del Colle, il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello (Ncd), che in un’intervista alla Repubblica offre la sua versione edulcorata: «Non ci fu alcun complotto. La stranezza semmai è che presunti scoop escano proprio ora». Quagliariello, allora vicecapogruppo del Pdl al Senato, infatti ricorda «una riunione del Pdl nella quale prendemmo atto che non c’erano più le forze per andare avanti. Era una decisione interna al gruppo dirigente e Napolitano non c’entrava nulla, semplicemente non avevamo più i numeri e il Capo dello Stato non ci influenzò in alcun modo. Anzi, quando formò il nuovo governo – evidenzia – subordinò l’incarico a Monti al consenso di tutto il Pdl. In caso contrario si sarebbe andati al voto». Tornando al libro di Friedman, il ministro sottolinea: «Queste pseudo-dichiarazioni vengono tirate fuori proprio il giorno in cui si riunisce il comitato chiamato a valutare l’impeachment dei Cinque Stelle contro il presidente Napolitano e soprattutto in un momento di grande debolezza delle istituzioni che rischia di vanificare quanto noi del Nuovo centrodestra abbiamo fatto il 2 ottobre per il bene del Paese». Quindi alla domanda se Silvio Berlusconi lasciò spontaneamente la guida dell’esecutivo, il ministro risponde di ”sì”. E aggiunge: «Ricordo che fu una scelta presa in autonomia dal premier». E a difendere Napolitano ci pensa anche il presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi che in un’intervista al Messaggero minimizza affermando che «ogni Capo dello Stato ha diritto ad avere contatti riservati». Alla domanda se quando si trovava al Quirinale avesse anche lui sondato la disponibilità di Monti a guidare un governo, Ciampi risponde: «Sinceramente non lo ricordo e non mi risulta». E spiega: «Per quanto mi riguarda quel che fa fede sono i miei diari, dove sono fedelmente riportate le annotazioni dei miei contatti quotidiani. Essi, come si sa, sono depositati all’Archivio storico del Quirinale. Dovrei consultarli per dare una risposta». Comunque, sottolinea Ciampi, «anche se lo avessi fatto non sarebbe stato certo un delitto. Non ci sarebbe stato nulla di anomalo o di irregolare». Quanto alla richiesta di impeachment nei confronti dell’attuale Capo dello Stato, Ciampi evidenzia: «Mi sembra un procedimento completamente fuori luogo».

Intanto questa mattina il Comitato parlamentare per la messa in stato d’accusa ha votato per l’archiviazione della richiesta di impeachment di Giorgio Napolitano presentata dal Movimento 5 Stelle. L’istanza è stata ritenuta “manifestamente infondata” con 28 sì. Per l’archiviazione hanno votato Pd, Ncd, Sel, Scelta Civica, Popolari per l’Italia e Socialisti. Contro i 5 stelle. Forza Italia, invece, non ha partecipato al voto. «Manifesta infondatezza», è la ragione in base alla quale è stata archiviata la richiesta del M5S di impeachment per il Capo dello Stato, come ha spiegato il presidente del Comitato Ignazio La Russa, al termine della seduta che ha approvato l’archiviazione della messa in stato di accusa.

Forza Italia, però, ha rilanciato le accuse a Napolitano, chiedendogli di venire a riferire in aula: «Nel giugno del 2011 fu preparato un programma economico con Passera, in vista della caduta del governo Berlusconi. Forse quel piano lo potevano preparare meglio», ha detto Giovanni Toti (FI) a Mattino 5. Su Napolitano poi aggiunge: «Venga nel Comitato per i procedimenti d’accusa. Ma non sarebbe male che il presidente della Repubblica facesse chiarezza direttamente in Parlamento. Basterebbe anche una lettera alle Camere, perché quella al Corriere della Sera è insufficiente».