Alemanno e Polverini indagati. I capi d’accusa sembrano una barzelletta

Entrambi lo hanno appreso dalle agenzie di stampa, ma entrambi si dicono sereni e fiduciosi nel lavoro della magistratura su fatti a cui, sottolineano, sono totalmente estranei. Gianni Alemanno e Renata Polverini, oggi, hanno scoperto dai media di essere indagati dalla Procura di Roma con l’ipotesi di finanziamento illecito ai partiti. Alla base dell’accusa c’è una ricostruzione piuttosto macchinosa, si direbbe anche una forzatura, una folle lettura di un episodio avvenuto nel 2010: Alemanno, per il tramite di un suo ex collaboratore, Fabio Ulissi, «ha contattato – scrive il Gip – la società Accenture e ha commissionato un’attività di sondaggio senza pagarne il corrispettivo», ovvero circa 25mila euro. La vicenda potrebbe essere liquidata come un fatto di mancato pagamento, magari anche come una dimenticanza, facile da dirimere in sede civile. Invece, per il Giudice delle indagini preliminari di Roma, che ha raccolto una denuncia della Accenture, non è così. Per gli inquirenti il finanziamento illecito si configura perché l’analisi della mail scambiate tra le società coinvolte nella vicenda (oltre alla Accenture e la Coesis, srl, la società che materialmente ha realizzato l’indagine) «consente di affermare con certezza che il sondaggio era in realtà una vera e propria attività di telemarketing, volta a promuovere la lista del Pdl e del candidato alla presidenza della regione Renata Polverini in vista delle elezioni regionali del 2010». Il Gip, inoltre, ci tiene a sottolineare che «vale la pena rilevare incidentalmente» come nel listino del presidente Polverini era candidata anche Isabella Rauti, moglie di Alemanno. «Sicché questi – si legge ancora nel provvedimento – aveva un interesse diretto, oltre che politico, nella buona riuscita della lista alle elezioni (Rauti risulterà poi eletta al Consiglio regionale grazie al buon esito della competizione per lo schieramento di appartenenza)». Sulla base di queste “evidenze”, inoltre, Alemanno viene indicato come il «regista dell’operazione» di finanziamento illecito. Operazione per la quale complessivamente ci sono nove indagati, fra i quali anche tre società: Accenture, High Value e Roma Capitale Investment Foundation. Inoltre, due persone sono state poste agli arresti domiciliari: Ulissi e Giuseppe Verardi, ex manager della Accenture. Dunque, ricapitolando, se lo staff di un uomo politico ingaggia una società di consulenza nota e accreditata (conosciuta per altro per le sue attività istituzionali, visto che aveva vinto un bando pubblico del Comune di Roma per raccogliere ed elaborare dati statistici) e poi – vai a sapere perché – non la paga non è un contenzioso civilistico, ma è un reato penale. Uno di quelli, tra l’altro, sulle cui gravi implicazioni politiche non vale nemmeno la pena stare a soffermarsi. «Ho appreso dalle agenzie di stampa la notizia di questa indagine. Non so assolutamente nulla di queste vicende né, tanto meno, mi sono occupato del finanziamento della campagna elettorale per le elezioni regionali del 2010», ha spiegato Alemanno, chiarendo di attendere «quindi con fiducia gli sviluppi del lavoro della magistratura che confermeranno la mia estraneità a ogni addebito». E la stessa posizione è stata espressa anche dalla Polverini: «Apprendo dalle agenzie di stampa la notizia di una indagine a mio carico nell’ambito di un’inchiesta avviata un anno fa per finanziamento illecito ai partiti e che riguarda persone che non conosco. Ho completa fiducia nella magistratura e sono sicura – ha sottolineato l’ex governatrice – che, se c’è una indagine, verrà provata la mia estraneità ai fatti».