Aereo dirottato, parla un testimone: «Così il coraggio di equipaggio e passeggeri italiani ha evitato il peggio»

La tratta Addis Abeba-Roma Gianluca Frinchillucci la fa spesso, ultimamente «molto spesso». È il presidente della Ong Perigeo, attiva dal 2004 e, dal 2008, specializzata nell’intervento nelle situazioni di crisi e di emergenza umanitaria. Ieri anche lui era sul Boeing Et 702 della Ethiopian airlines, dirottato dal co-pilota etiope per ottenere asilo politico in Svizzera. «Lavoriamo in Somalia ed Etiopia, ero stato a Gibuti per incontrare il vescovo che si occupa anche di Somalia, poi sono andato in Etiopia per alcuni incontri all’istituto di cultura italiano», racconta il cooperante originario di Sant’Angelo in Pontano, nel Maceratese. All’indomani della brutta esperienza, Frinchillucci, più che della paura provata, parla di come professionalità del personale da un lato e solidarietà e «fegato» dei passeggeri dall’altro abbiano evitato il peggio. «Il pilota italiano e tutto il personale etiope sono stati unici, impeccabili. Il modo in cui hanno gestito l’emergenza, l’impegno costante per non farci allarmare hanno evitato che si scatenasse il panico», racconta, aggiungendo che «da parte nostra, come passeggeri, abbiamo avuto il piccolo merito di non fare nulla che potesse peggiorare la situazione».

Sul volo c’erano 200 persone: sette membri dell’equipaggio e 193 passeggeri, dei quali 139 italiani. E, nelle parole di Frinchillucci, emerge come questa piccola comunità tricolore, in una situazione di crisi drammatica, abbia saputo esprimere il meglio dello spirito del popolo. «Il gruppo di italiani ha dimostrato molto, molto fegato, non ci sono state scene di panico e, anche se tutti eravamo davvero molto preoccupati, la prima preoccupazione era quella di tranquillizzare le persone più spaventate, soprattutto gli anziani. C’è stata una solidarietà enorme», spiega il cooperante, continuando a riconoscere i meriti maggiori al peronale etiope, «perfetto», e al pilota italiano, «bravissimo». «Tutti in gambissima», commenta ancora Frinchillucci, spiegando che «altrimenti sarebbe stato il disastro».

Il resto è cronaca conosciuta: i passeggeri sono stati informati del dirottamento una volta atterrati, mentre durante le fasi più drammatiche è stato fatto di tutto per rassicurare il più possibile. Questo ha consentito di mantenere la calma nonostante le urla dalla cabina di pilotaggio in cui si era asserragliato il co-pilota approfittando del fatto che il pilota era andato al bagno, nonostante la perdita repentina di quota e le maschere per l’ossigeno piombate all’improvviso sulle teste dei passeggeri. Una volta atterrati a Ginevra, dopo altri momenti di paura per un viaggio che si prolungava oltre il dovuto e che da un pezzo aveva superato Roma, è stato sempre lui, il pilota italiano, ad avvisare i passeggeri che sull’aereo stavano per salire le teste di cuoio perché – a quel punto non si poteva più tacere – il Boeing era stato vittima di un dirottamento. «E noi abbiamo fatto tutto quello che ci veniva detto, è stata una fase lunga, ma senza problemi», dice ancora Frinchillucci, riferendosi ai controlli della polizia svizzera per accertare che non vi fossero complici nascosti tra i passeggeri.

Il resto sono ricostruzioni ex post: le luci dei caccia che hanno accompagnato il volo fino a Ginevra e che qualche passeggero aveva visto senza capire, però, che si trattava di aerei militari; la follia del co-pilota, che si era barricato in cabina per avere asilo politico e che è stato arrestato mentre con una corda cercava di scappare dal finestrino dell’abitacolo senza che i passeggeri riuscissero a vedere nulla; l’esatta portata della lucidità con cui il personale di bordo aveva gestito la situazione. Tutti elementi che, se hanno fatto la disavventura, hanno fatto anche il lieto fine. Anche dopo l’agognata uscita dall’aereo. «Il rientro è stato organizzato perfettamente da parte di tutti, sia dal punto di vista tecnico sia da quello umano. Gli svizzeri ci hanno dato una grande assistenza e le autorità italiane ci hanno accolto perfettamente. Eravamo molto stanchi e provati, ma tutto – conclude Frinchillucci – è stato fatto pensando a come sostenerci e confortarci».