Addio a Paco de Lucìa, il virtuoso della chitarra che ha esaltato il flamenco

La notizia si rincorre velocemente sul web: Paco de Lucia è morto questa mattina su una spiaggia messicana, mentre giocava con i suoi figli. Aveva solo 66 anni, ma una crisi cardiaca che lo ha colto in un momento di vita familiare, durante una vacanza a Cancun, non gli ha dato scampo. Un flash, una immagine evocata in Rete, quella del malore che ha stroncato il grande chitarrista andaluso, che lascia sgomenta la popolazione mondiale che ha amato il suo talento. Le sue prodigiose qualità di strumentista virtuoso in prestito alla cultura del flamenco; di artista tradizionalista, eppure capace di aprirsi al vento delle sperimentazioni ardite, ma mai dissonanti. Un conservatore dello stile puro, ma anche un grande innovatore, Paco de Lucia nasce ad Algeciras, in provincia di Cadice Andalusia, figlio di Lucìa Gòmez e Antonio Sànchez. Il nome d’arte Paco, diminutivo di Francisco, e il cognome de Lucia (scelto in segno di devozione affettiva alla madre), diventano da subito il simbolo di una capacità magnetica di attrarre grandi platee all’ascolto, declinata a una cultura musicale, punto di partenza di prolifiche contaminazioni di stili diversi, al di là di ogni pregiudizio tecnico, e di qualunque inibizione accademica.

Doti rivelate già da bambino, quelle di de Lucìa: un bambino cresciuto e svezzato ad accordi e scale da una famiglia di chitarristi (il padre, il fratello, lo zio), che accetta di buon grado la scelta di Paco di lasciare gli studi a 11 anni per dedicarsi esclusivamente alla chitarra. Così, già a 14 anni, con il fratello Pepe crea il duetto Los Chiquitos de Algecìras, grazie al quale, solo un anno dopo – dopo essersi trasferiti tutti a Madrid – parte per il primo tour: destinazione Stati Uniti d’America.

Inizia così il periodo dei primi concerti che lo porteranno, dal 1965 in poi, ad essere protagonista di una serie di collaborazioni musicali con vari artisti: il fratello Ramon de Algeciras, Ricardo Modrego e A. Fernández Díaz Fosforito, con il quale incide la Seleccion Antologica del Cante Flamenco. Nel 1966 parte di nuovo in tour, e l’anno seguente incide il suo primo album da solista La fabulosa guitarra de Paco de Lucía. È solo l’inizio: l’inizio di una carriera intensa che nel 1968 segnerà l’importantissima tappa dell’incontro musicale con Camaròn de la Isla, professionista eclettico con cui de Lucìa inciderà negli anni quasi una trentina di album. Il primo di una lunga serie di incontri artistici che, a partire dagli anni Settanta, nel tempo avrebbe visto Paco de Lucia esibirsi sul palco insieme a protagonisti della scena di varia estrazione musicale. Personaggi del calibro di Al Di Meola, John McLaughlin, Larry Coryell e Chick Corea, che incideranno molto sulla sua maturazione professionale, sollecitando in lui una ricerca stilistica mirata a un interessante melting pot di generi che, partito dall’idioma del flamenco, sarebbe arrivato alla sublimazione di una vera e propria fusion stilistica con altre forme di musica popolare. Uno stile eclettico e inconfondibile, quello di Paco de Lucia, che tra i tanti successi internazionali e i moltissimi apprezzamenti critici, sarebbe stato anche insignito di un attestato dall’emblematico valore simbolico: il titolo di Dottore Honoris Causa per il suo contributo musicale e culturale. Un riconoscimento che, al di là del valore accademico, universalizza il talento di un artista scomparso davvero troppo presto…