Vertice del governo indiano sui marò. Il ministro degli Esteri di New Delhi: «Non rischiano la pena di morte»

Dall’India arriva la notizia di un pressing interno al governo indiano sulla vicenda dei due marò: stamattina il ministro della Giustizia, Kapil Sibal, e quello degli Esteri, Salman Khurshid, hanno tenuto un vertice con il collega degli Interni, Sushil Kumar Shinde, a New Delhi. Da Shinde dipende la Nia, la polizia che presto dovrà presentare il rapporto conclusivo sulle indagini a un tribunale speciale e che aveva chiesto al ministero l’autorizzazione a procedere contro i due militari italiani in base a una speciale legge marittima, il “Sua Act”. Si tratta della normativa del 2008 contro la pirateria marittima in acque internazionali, che prevede anche la possibilità della pena di morte. Un punto sul quale, però, il governo italiano ha già ottenuto garanzie da quello indiano, come – stando a quanto riportato dalla tv Cnn-Ibn – il titolare degli Esteri di New Delhi avrebbe ricordato al collega degli Interni. L’emittente ha citato una dichiarazione formulata da Khurshid all’uscita dall’incontro con Shinde e con Sibal. «Ho spiegato il punto di vista del ministero degli Esteri sulla vicenda al ministro degli Interni», che peraltro «ha l’ultima parola», ha sottolineato il capo della diplomazia di New Delhi. «Ho ricordato che esiste il fatto che il governo indiano ha fornito un’assicurazione che i due marò non rischiano la pena di morte», ha aggiunto Khurshid. Secondo l’emittente, si tratta di una situazione che apparentemente non ha vie d’uscita perché da una parte la Nia può presentare un rapporto sul caso, avvenuto fuori dalle acque territoriali, solo utilizzando il Sua Act e dall’altra, se si rimuove il Sua Act per evitare l’incriminazione per la pena capitale e si invoca solo il Codice penale, allora la Nia non ha giurisdizione. Ma l’inviato speciale del governo italiano, Staffan de Mistura, in questi giorni in India, ha rassicurato, ricordando che «la questione della pena di morte applicabile ai marò è già da tempo totalmente esclusa, sia da passate dichiarazioni del ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid, sia da prese di posizione al riguardo nel Parlamento di Delhi».