Vendola cerca l’asse con Renzi. «Per ricostruire il centrosinistra», ma sullo sfondo c’è lo spettro del voto

Lo definisce «una speranza», dice che «lo stile» con cui «quotidianamente cerca di rompere la separatezza del Palazzo» è «vitale», aggiunge che «non si comporta come un pugile suonato di fronte alla virulenza dei populismi ed è in grado di sfidare e spiazzare Beppe Grillo». All’indomani di un piccolo incidente diplomatico con il Pd e alla vigilia del congresso di Sel, che si terrà a Rimini dal 24 al 26 gennaio, Nichi Vendola si affida a due interviste per recuperare terreno nei confronti di Matteo Renzi. In entrambe, una su Repubblica e una sull’Unità, ribadisce che l’intenzione non è sciogliere il partito per confluire nel Pd, come invece era parso ieri, ma di lavorare per costruire una coalizione, «un centrosinistra che sia l’alternativa credibile nei Comuni, nelle Regioni, ovunque si vota in primavera». In primavera, però, oltre alle partite locali c’è il voto per le europee. All’Unità Vendola ha spiegato di non temere la soglia di sbarramento al 4%. Ma gli ultimi sondaggi danno il suo partito al 3% e, quindi, qualche problema potrebbe crearsi. Per questo, forse, in entrambe le interviste si è guardato dal dire con quale famiglia politica europea correrà Sel: l’area della sinistra più radicale, che si riconosce nel greco Alexis Tsipras, o quella della sinistra moderata e socialista, rappresentata dall’attuale presidente dell’Europarlamento, il tedesco Martin Schulz. Vendola ha detto che Sel «attualmente naviga in uno spazio che va» dall’uno all’altro e che sarà il congresso a decidere. Insomma, ha preso tempo, magari quel tanto che basta per capire se l’ammiccamento nei confronti di Renzi avrà qualche risposta interessante. Un ammiccamento non privo di allarmi e di tentativi di portare il segretario del Pd al disconoscimento del governo Letta. «Renzi rischia il logoramento, perché uno non può essere la giovane immagine di una alternativa possibile e il capo del principale partito di un governo avvitato in mille contraddizioni», ha detto Vendola, aggiungendo poi di credere che «sia finita malamente la storia dell’autosufficienza del Pd, e che sia realistico immaginare una coalizione di centrosinistra». Renzi è stato anche invitato al congresso di Rimini, ma ancora non si sa se andrà e, nel caso andasse, non si sa se si presenterà per una cortesia o una collaborazione. Ciò che è certo è che l’amo è stato gettato, anche se diversi osservatori ritengono che il segretario Pd non possa avere poi grande interesse a un’alleanza che da un lato rischierebbe di rafforzare la sua opposizione interna, offrendole un asse a sinistra, e dall’altro di mettere in discussione il patto di lealtà appena declamato nei confronti di un governo che Vendola contesta e di cui chiede l’immediata fine.