Un sindaco alla Kyenge: «I nostri anziani soffrono e tu pensi solo agli immigrati»

Lasciare le frontiere aperte con gli sbarchi triplicati in pochi mesi o proporre lo ius soli mette in gravi difficoltà i sindaci, «che stanno contemporaneamente subendo tagli paralizzanti ai bilanci» e non possono più aiutare le fasce più deboli della popolazione. Il sindaco di Miane, Angela Colmellere, ha preso carta e penna per scrivere al ministro Kyenge e chiedere che i provvedimenti per l’integrazione abbiano una copertura economica e non finiscano per ricadere sulle spalle delle singole amministrazioni municipali, già alle prese con le difficoltà degli italiani travolti dalla crisi, come gli anziani o i disoccupati. Italiani che sempre più spesso, per pudore o vergogna, non riescono a chiedere una mano. «Oggi è ancora più difficile vedere i nostri anziani, magari ex emigranti, sforzarsi di chiedere aiuto perché non hanno neppure i soldi per le medicine – racconta il sindaco leghista nella missiva, dai toni pacati ma accorati – Peggio ancora è incontrarli al supermercato con le borse striminzite, con dentro il pane o poco più, mentre abbassano lo sguardo per dignità e paura di chiedere il minimo, nonostante la loro situazione di difficoltà». Di fronte a queste scene il sindaco del piccolo comune trevigiano di 3.500 abitanti si sente inadeguata. E arrabbiata. «Non riesco più a reggere lo sguardo dignitosamente sofferente di questi anziani, mi sento impotente e sempre più intollerante di fronte all’ingiustizia di chi avrebbe bisogno e magari viene scavalcato dai nuovi arrivati – spiega – che sono sì nel bisogno ma che spesso passano davanti a chi per l’Italia ha lavorato una vita». Per Colmellere, «molti, troppi sono gli extracomunitari che pretendono, magari in maniera arrogante e minacciosa, di avere risposte e aiuti pubblici, consapevoli di avere dei diritti che a Roma vengono stabiliti. Ma chi pensa ai nostri anziani? Chi ha il coraggio, governando, di stabilire delle priorità davvero responsabili in un momento di crisi pesantissima? Chi può riconoscere il ruolo dei nostri anziani e della nostra gente – conclude – nell’averci trasmesso il Paese che abbiamo ereditato?».