Un nuovo spettro economico si aggira per l’Europa. Il suo nome è deflazione

Dopo la dura crisi affrontata negli ultimi anni che dovrebbe concludersi con il 2013 c’è un nuovo spettro economico che si aggira per l’Europa. Tutte le analisi previsionali dicono che l’anno appena cominciato dovrebbe invertire la tendenza e far cresce il Pil, seppur ancora timidamente. Ma questa buona notizia potrebbe non bastare per migliorare le condizioni economiche dei cittadini europei perché la crescita presunta potrebbe essere frenata, se non annullata, dalla deflazione, divenuto il vero pericolo dei prossimi anni.

La deflazione è l’opposto dell’inflazione e se non si genera un equilibrio tra le due l’economia soffre molto. Con l’inflazione il costo della vita aumenta, con la deflazione diminuisce. Detto così verrebbe da pensare che maggiore è la deflazione meglio vivono i cittadini, perché ogni giorno che passa vedono abbassarsi il costo della vita. Con la deflazione comprare o affittare casa costerà meno in futuro che oggi, far la spesa lo stesso, andare al ristorante, al cinema o in vacanza anche. Ma quel che sembra un affare – e che in parte lo è per chi vive di busta paga – è un grosso pericolo per l’economia italiana ed europea perché tende a paralizzarla. Se il consumatore sa che pagherà tutto meno tra un mese o tra un anno sarà indotto a rinviare i suoi acquisti, ad aspettare fino a non poterne fare a meno, mentre se con l’inflazione sa che i prezzi aumenteranno avrà interesse ad acquistare beni e servizi appena ne ravvisa il bisogno. Ecco che la deflazione rallenta i consumi e frena l’economia.

Lo stesso vale per le aziende, che frenano investimenti e produzione. Se un imprenditore sa che un nuovo macchinario per migliorare l’azienda costerà meno tra un anno rinvierà l’acquisto e se sa che il bene che produce tra un anno costerà meno di oggi tenderà a produrne il minimo indispensabile.

È la deflazione, pertanto, il problema che nel 2014 i governi nazionali, l’Unione europea e la Bce saranno chiamati ad affrontare. Dopo aver domato lo spread, divenuto quasi accettabile, ed aver portato il costo del denaro vicino allo zero, la scommessa sarà quella di programmare in tutta Europa un’inflazione intorno al 2%, facendo aumentare ogni anno i prezzi di questa percentuale ed ottenendo il duplice risultato di non impoverire il potere d’acquisto dei cittadini e di non frenare consumi e produzione. I numeri dicono che si è lontani dal raggiungimento dell’obiettivo prefissato, visto che in Italia come altrove l’inflazione è intorno allo 0,6-0,7% e tende a calare fino a diventare deflazione.

L’unica nota positiva del nuovo rischio è che questa volta a pagare non saranno i soliti noti, cioè il ceto impiegatizio, la classe media, il popolo della busta paga. Per loro infatti ci sarà un maggior potere d’acquisto con entrate stabilizzate, anche se questo vantaggio immediato avrà un costo futuro perché ridurrà la crescita e l’occupazione, togliendo chance ai figli di coloro che avranno l’impressione di guadagnare dalla deflazione.