Un detenuto di Poggioreale ammalato di cancro scrive a Napolitano: mi conceda la pena di morte

Disperato, senza un briciolo di forze, si è rivolto al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, perché gli conceda la pena di morte. È la tragica richiesta di Vincenzo Di Sarno, 35 anni, da quasi cinque anni nel carcere di Poggioreale, affetto da un tumore al midollo osseo, più volte operato senza successo. Così – come rivela il sito on line del Corriere – ha scritto a stampatello un messaggio al presidente della Repubblica che ha consegnato alla mamma (Maria Cacace) perché lo facesse arrivare al Quirinale. «Illustrissimo signor Presidente, faccio appello a Lei perché oramai sono allo stremo delle forze sia fisiche che mentali… mi conceda la pena di morte». Quella di Vincenzo è una grave sindrome midollare che comporta una progressiva perdita delle funzioni neurologiche motorie, sensitive e vegetative. La mamma disperata mostra ai cronisti del Corriere la foto di un ragazzone alto un metro e 85. « Quando è entrato in carcere, quattro anni fa, pesava 115 kg. Ieri la bilancia segnava 53 kg. Dovrebbe fare una terapia neuroriabilitativa. Siede su una sedia a rotelle. Non sta in piedi se non con un particolare collare. Passa il giorno aggrappato alle sbarre della cancellataı.

Il Dap ha precisato che «non esistono nel territorio italiano strutture carcerarie né centri clinici afferenti nei quali siano praticabili la fisioterapia e la idroterapia prescritte». Le terapie servirebbero solo a rallentare la malattia, non a guarirlo. Solo da qualche mese ha ottenuto il trasferimento nel centro clinico del penitenziario. Prima era in reparti normalmente sovraffollati, assieme agli altri detenuti comuni. Da qui la richiesta al presidente della Repubblica: «… se potessi, sceglierei la pena di morte: intramuscolo o endovena… oppure essere inviato in qualche clinica svizzera per effettuare l’eutanasia. Mi indichi Lei quali di queste strade debbo intraprendere». La Corte di Assise di Appello già una volta ha rigettato la richiesta di sostituzione del carcere con i domiciliari e si è «riservata di decidere sulle autorizzazioni a frequentare centri riabilitativi». Mamma Maria conclude facendo un appello al ministro Cancellieri, al capo del Dap ma soprattutto a quel Napolitano che a settembre scorso incrociò per caso il figlio Vincenzo durante la visita a Poggioreale. «Se il ministro Annamaria Cancellieri ha figli, se il capo del Dap ha figli… venite a vedere mio figlio in che condizioni sta. Da dieci anni combatte con un tumore. È aggrappato alle grate e implora aiuto perché non ce la fa più».