Ultime dall’India (che dà lezioni di diritto all’Italia): ventenne stuprata per ordine del capovillaggio

C’è un’altra faccia dell’India, oltre a quella che dà lezioni di diritto internazionale all’Italia. C’è il volto più ripugnante, quello di una nazione dove la dignità degli esseri umani, in particolare delle donne, viene messa sotto i piedi. L’ultimo caso riguarda un orrendo stupro di gruppo di una ragazza tribale di 20 anni ordinato dai leader di un villaggio nel nord est dell’India. Il caso ha attirato oggi l’attenzione della Corte Suprema, il massimo organo giudiziario di New Delhi. Una sezione presieduta dal capo giudice P.Sathasivam ha chiesto alle autorità del West Bengala di presentare un rapporto sulla notizia della violenza «che ha provocato molto turbamento» nel Paese, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Ians. Intervenendo di propria iniziativa, la Corte ha anche ordinato a un magistrato locale di recarsi nel villaggio del distretto di Birbhum per accertare l’accaduto e di riferire entro una settimana. La giovane ha raccontato di essere stata stuprata dagli uomini della sua comunità che si opponevano a una sua relazione con un estraneo proveniente da un altro clan e che la decisione era stata presa dall’assemblea degli anziani. La polizia ha finora arrestato 13 uomini per violenza di gruppo, sequestro di persone e intimidazione. Un tribunale li ha rinviati a due settimane di custodia giudiziaria. Intanto la “chief minister” del West Bengala, Mamata Banerjee, sotto pressione per diversi abusi avvenuti a Calcutta e nel resto dello stato federale, ha sospeso il commissario della stazione di polizia di Labhpur, l’area dove è situato il villaggio popolato da una popolazione di “adivasi” (tribali) con tradizioni ancora molto arcaiche. In India, anziché preoccuparsi per un’emergenza che calpesta i diritti umani, l’attenzione resta invece puntata sul 3 febbraio, quando il governo dovrà presentare alla Corte suprema una soluzione al caso. Soltanto in quella sede si farà chiarezza, ha fatto sapere il ministero degli Esteri, rifiutandosi di commentare le indiscrezioni della stampa locale secondo cui è già stato deciso il ricorso alla normativa antiterrorismo per i due marò.