Tu chiamalo, se vuoi, Bettino Renzi: ma quel paragone con Craxi imbarazza il leader…

Matteo Renzi come Bettino Craxi. Il parallelo tra il leader Pd e quello socialista negli ultimi tempi viene tirato in ballo sempre più spesso. Chi come insulto, chi come elogio, chi con un sottile senso canzonatorio, ognuno si avventura nel gioco delle similitudini. A Repubblica hanno paragonato Renzi a tre poderosi “decisionisti” della storia democratica: Alcide De Gasperi, Francesco Cossiga e, appunto, Bettino Craxi. Il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari (che ha sempre osteggiato Craxi) ha quindi tirato in ballo una frase di Enrico Berlinguer che definì il leader Psi «un giocatore di poker» per evocare il parallelo con il sindaco di Firenze. «Ma quest’ultima citazione non è affatto felice – ha replicato piccata su Facebook, Stefania Craxi – Bettino non ha mai giocato d’azzardo, ha solo accompagnato le sue decisioni con la forza necessaria a farle approvare. Sul decreto di San Valentino – ha ricordato la figlia del leader morto ad Hammamet nel 2000 – per il taglio della scala mobile, Craxi mise in gioco le sue dimissioni da presidente del Consiglio, e il referendum fu respinto nonostante il provvedimento togliesse soldi dalla busta paga degli italiani. Matteo Renzi – chiede ironicamente la Craxi – arriverà alle dimissioni se le sue riforme non saranno approvate?». Di certo quel parallelo pesa e imbarazza Renzi, che in gioventù militava nella Dc di Ciriaco De Mita (storico rivale di Bettino).  Non a caso la similitudine viene usata come una clava dalla sinistra. Così Paolo Ferrero per liquidare le politiche sul lavoro proposte dal leader Pd, sintetizza il tutto con  «è la solita riproposizione delle ricette che da Craxi in avanti hanno distrutto l’Italia». E il segretario di Rifondazione comunista punta sull’equazione “Renzi come Craxi”, per guadagnare consensi tra i delusi del Pd, tra gli ex socialisti, la stessa similitudine ha l’irresistibile gusto della Madeleine di Proust. «A noi socialisti Renzi piace per lo spirito un po’ guascone – confida in un’intervista a Qn Claudio Martelli – ma soprattutto perché sfida dei tabù e lo fa non per capriccio ma per dar vita ad una vera sinistra di governo« e, «come Craxi nel Psi», «è l’unico ad aver sfidato l’apparato di Botteghe oscure, prima a Firenze poi a livello nazionale. E ha vinto». Per Claudio Martelli, ex deputato del Partito socialista ed ex ministro «questo è il momento di osare» e solo “Bettino” Renzi può farlo e portare l’Italia nella Terza Repubblica. Elogi del quale Renzi il “rottamatore” farebbe volentieri a meno.