Sul pellegrinaggio del Papa in Terra Santa le pressioni di Israele (la visita finirà a Gerusalemme e non a Betlemme)

“L’attenzione sarà concentrata sull’incontro ecumenico al Santo Sepolcro: è questa la dimensione della visita, tutto andrà bene”. Getta acqua sul fuoco il patriarca di Gerusalemme dei Latini Fouad Twal, presissimo in queste ore nei preparativi per il prossimo pellegrinaggio di papa Francesco in Terra Santa, dal 24 al 26 maggio. Per quanto mons. Twal cerchi di smorzare i toni,  a Roma, a migliaia di chilometri di distanza dalla Terra Santa, Nemer Hammad, rappresentante dell’Autorità Nazionale Palestinese e consigliere del presidente Abu Mazen, spiega invece che sul viaggio di Bergoglio “ci sono dei problemi”, di natura politica, e fa riferimento alle “richieste” portate avanti “da Israele” in merito all’agenda della visita, sollevando il velo su un caso diplomatico sorto attorno al pellegrinaggio di Francesco trapelato nelle settimane passate anche attraverso la stampa israeliana. Ancor prima dell’annuncio ufficiale da parte del Papa, i media israeliani avevano apertamente espresso critiche per la breve durata della visita di Francesco in Israele e per il fatto che la cerimonia principale, la messa conclusiva, fosse prevista a Betlemme, in territorio palestinese. Un aspetto in effetti, già modificato, sotto evidentemente l’influsso di una trattativa diplomatica, poiché il Papa argentino, dopo Amman, ha annunciato che visiterà Betlemme e poi alla fine Gerusalemme, in territorio israeliano. Anche il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, noto per la sua schiettezza, nelle ore successive all’annuncio del pellegrinaggio papale, aveva ammesso: “Ora cominceranno i preparativi, con tante discussioni sul protocollo”. Alla domanda se sia vero che Israele avrebbe voluto una visita più lunga e con più eventi in territorio israeliano, Twal spiega senza scomporsi: “Sì, ma poi hanno capito la volontà del Santo padre che tutti dobbiamo rispettare. Lui vuole fortemente l’incontro commemorativo ed ecumenico da celebrare con Bartolomeo nell’anniversario dei cinquant’anni dall’abbraccio di Paolo VI con Atenagora. Gli occhi del mondo saranno puntati sul Santo sepolcro”. “C’è il fatto che non va in Galilea – ammette il Patriarca di Gerusalemme – ma comunque stiamo vedendo, forse si farà qualcosa sul Getsemani, una messa o un incontro”. Bergoglio visiterà il museo commemorativo della Shoah, lo Yad Vashem? “Penso di sì – replica Twal -, come anche penso andrà al Muro del Pianto”, “ma stiamo ancora organizzando e l’attesa è grande, soprattutto dei cristiani”. L’agenda della visita del Papa in Terra santa è certamente in queste ore terreno di contrattazione, dal momento che ciascuna delle parti coinvolte dal viaggio ha interesse a valorizzare la presenza di un leader sempre più globale ed acclamato come papa Francesco ma la chiave della sua visita e per la definizione dell’agenda l’ha data lui stesso nel corso dell’annuncio. Quando, con una aggiunta a braccio, ha chiesto ai fedeli riuniti in piazza San Pietro: “Vi domando di pregare per questo pellegrinaggio che sarà un pellegrinaggio di preghiera”. E la preghiera, come ha dimostrato con l’iniziativa dello scorso settembre sulla Siria, è per papa Francesco lo strumento della religione per la pace.