Su Rai Uno arriva la fiction sugli “anni di piombo”. Raccontati (finalmente) anche da storici di destra…

Dopo anni di letture egemoniche della sinistra e di steccati politici invalicabili per chi stava su fronti opposti, per la prima volta nel salotto buono della Rai entrano gli storici di destra, chiamati a confezionare una fiction puntata sul lacerante e divisivo periodo degli “anni di piombo”. L’arrivo sul piccolo schermo degli Anni spezzati, che dal 7 gennaio su Rai Uno affronta in una trilogia altrettanti momenti chiave della stagione del terrorismo, vivrà anche grazie al contributo di studiosi di diversa sensibilità politica rispetto alla pletora di giornalisti e storici di sinistra, spesso reduci di Lotta Continua, che finora avevano dettato sentenze sugli anni bui del terrorismo. Adalberto Baldoni e Luciano Garibaldi, da sempre intellettuali non conformisti, sono stati infatti chiamati a collaborare a un progetto bipartisan e di “riconciliazione” sulla memoria storica del nostro recente passato ed hanno accettato l’invito con spirito di verità e non di parte.

Graziano Diana è il regista e sceneggiatore per Albatross e Rai fiction di 600 minuti che attraversano un decennio della storia d’Italia raccontata dalla parte delle vittime e senza reticenze. Un poliziotto, Luigi Calabresi ( interpretato da Emilio Solfrizzi); un giudice (il magistrato genovese Mario Sossi sequestrato dalle Brigate Rosse nel ‘74, interpretato da Alessandro Preziosi); un dirigente della Fiat (Giorgio Venuti, l’attore Alessio Boni) che nella Torino del ’79 si trova a firmare sessantuno lettere di licenziamento a operai sospettati di avere contiguità con il terrorismo. Si parte con Il commissario, il 7 e  l’8 gennaio prossimi.

Se gli italiani potranno assistere a un racconto depurato da condizionamenti ideologici lo si deve anche al rigore storico e all’equilibrio apportato dagli interventi di Baldoni e Garibaldi, che con Sandro Provvisionato hanno fornito una narrazione completa e non omissiva. «Il progetto risale al 2001- racconta Baldoni- quando l’allora ministro delle Comunicazioni Gasparri, propose di realizzare una fiction sul nostro recente passato che tentasse di ricomporre ferite mai chiuse. I tempi non erano maturi, presumo, visto che l’idea fu accantonata. Fui ricontattato nel 2010 per riprendere l’iniziativa». Da allora sono iniziati 3 anni di lavoro “matto e disperatissimo”, trascorso tra riunioni con produttori e sceneggiatori. «Ho corretto date, fornito chiavi di lettura equilibrate, frutto di anni di studi e di libri, ho corretto e riscritto manoscritti su manoscritti. Alla fine penso che l’obiettivo sia stato raggiunto». Il Cd della fiction, visionato in estate, ha posto fine a un lavoro che riserverà delle sorprese. «Per la prima volta emergono aspetti sempre oscurati dalle campagne di stampa dell’epoca, come la volontà del commissario Calabresi di indagare a tutto tondo sulla strage di piazza Fontana, seguendo tutte le piste, dall’estrema destra all’estrema sinistra». Aggiunge Baldoni. «L’obiettivo che ci siamo proposti tutti è stato l’equilibrio, ricomporre tutti i tasselli del mosaico e la cornice dell’omicidio Calabresi costellato da furibonde campagne di stampa da parte di Lotta Continua. Questo aspetto emerge – spiega Baldoni – nel contesto generale del film. Così come emerge per la prima volta che l’attacco a Calabresi non fu sferrato solo dai quotidiani dell’ultra-sinistra, ma anche dai giornali “borghesi”, in particolare dall’Espresso attraverso un manifesto firmato da nomi oggi “eccellenti” della storiografia di sinistra». Baldoni ammette che senza una “triade” di studiosi di diverse sensibilità come lui, Garibaldi e Provvisionato difficilmente si sarebbe raggiunto un risultato così obbiettivo. L’autore di Anni di piombo (tre edizioni per Sperling &Kupfer) anticipa una scena molto commovente del Commissario, «dove abbiamo voluto evidenziare la solitudine di Calabresi, lasciato solo, senza un agente che lo seguisse durante il processo, abbandonato dallo Stato, insultato all’uscita dall’aula». Anche un aspetto-chiave della vicenda, la morte dell’anarchico Pinelli «è stata raccontata con uno spirito di verità che ha portato anche noi consulenti ad estenuanti confronti: emerge che quando Pinelli si è gettato dalla finestra del carcere, Calabresi non era nella stanza. Il commissario fu crocifisso in seguito al tragico episodio, come tutti sappiamo, e non nascondiamo neanche il ruolo ambiguo giocato dal Viminale in tutta la vicenda». E che non si dica che si tratta di revisionismo. I libri di Baldoni e Provvisionato (da La Notte più lunga della Repubblica, a A che punto è la notte ad Anni di Piombo), sono andati a ruba diventando fonti per altri libri autorevoli («Vespa ha attinto moltissimo, soprattutto al secondo volume, in alcuni suoi libri»), dunque portatori di analisi e verità che in pochi possono continuare  negare. Il profilo culturale di  Baldoni e Garibaldi è peraltro riconosciuto da tutti: il primo è stato anche consulente storico per l’Istituto Luce e il libro di Luciano Garibaldi, Gli anni spezzati. Il giudice» (Ares), edizione dopo edizione, si impone come un classico degli anni di piombo, la cronaca commovente di un dialogo a distanza tra il giudice Sossi nelle mani delle Br e sua moglie Grazia. «Questi riconoscimenti sul campo – ammette Baldoni- hanno tracciato il solco per questo lavoro tv: non si poteva certo ricorrere più solo  Milei e a Villari per parlare di queste storie…»