Stamina, tra nuovi dubbi e avvisi di garanzia parte anche un’indagine conoscitiva del Senato

Dai laboratori alle piazze, passando per le aule dei tribunali e i comitati scientifici: non smette di alimentare polemiche il metodo Stamina, la controversa pratica promulgata da Davide Vannoni, che si baserebbe sulla conversione di cellule staminali mesenchimali in neuroni, e che, in una escalation di valutazioni a favore e di perizie contro, tra strumentalizzazioni e bocciature, rimane priva di una validazione scientifica che ne provi indiscutibilmente l’efficacia terapeutica. Ma non sono solo gli scienziati a nutrire dubbi e serie preoccupazioni in relazione all’inconsistenza dei riscontri scientifici, alle carenze metodologiche – riserve peraltro suffragate dall’assenza di pubblicazioni sulla discussa materia – la cura Vannoni, principalmente rivolta al trattamento di patologie neurodegenerative, è finita anche nel mirino della magistratura: e oggi l’inchiesta prosegue, e sono una ventina gli indagati nel procedimento aperto dalla procura di Torino sulla metodica Stamina. Il pm Raffaele Guariniello, titolare dell’inchiesta che intende chiarire la posizione di Vannoni in merito all’utilizzo di cellule staminali al di fuori dei protocolli sperimentali previsti dalla legge, prima di tirare le somme deve aspettare la conclusione dell’ultima tornata di accertamenti, che è ancora in corso.

Nel centro del mirino dell’indagine c’è naturalmente il padre della metodica con le staminali, il quale già nel 2012 aveva ricevuto un primo avviso di chiusura delle indagini, insieme ad altre undici persone. Il pm, però, riaprì il caso per mettere sotto il microscopio l’attività degli Spedali Civili di Brescia che svolgeva le terapie «ad uso compassionevole», aumentando contestualmente il numero degli indagati. Nel fascicolo compaiono, dunque, le accuse di associazione per delinquere e truffa, e potrebbe addirittura scattare anche quella di omicidio colposo se si dovesse accertare un nesso fra la terapia e il decesso di uno dei pazienti.

E in questo infinito dibattito giuridico-scientifico che ha esteso i suoi confini all’ambito parlamentare, non aiutano la situazione i documenti prodotti dal Comitato del ministero della Salute che confutano la validità del protocollo Vannoni, sostenendo che il metodo Stamina per ottenere neuroni dalle cellule staminali mesenchimali è stato riprodotto in laboratori stranieri di livello internazionale sulla base delle indicazioni contenute nella domanda di brevetto, ma in nessun caso sono stati ottenuti neuroni. Così, a tentare di sbrogliare l’intricata matassa, è partita oggi con il preciso obiettivo di fare chiarezza, ricostruendo l’intera vicenda, anche un’indagine conoscitiva della commissione Sanità del Senato, incentrata sul “caso Stamina”. Tanti, infatti, i punti da chiarire, mentre sembrano essere a questo punto in forse i test negli Stati Uniti sui campioni cellulari utilizzati nel trattamento, annunciati come imminenti – entro gennaio – dal presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, e dal direttore del Diabetes Research Institute di Miami, Camillo Ricordi. Una vicenda infinita che non scoraggia i malati del presidio davanti a Montecitorio, in quella tenda verde con il numero civico “117 A”, che è ormai diventata il loro quartier generale; la loro richiesta è sempre la stessa: chiedono un decreto d’urgenza che autorizzi il trattamento per tutti i pazienti. A qualunque costo.