Sorpresa, i saldi fanno boom. Finita la crisi? No, sono i commercianti ad aver capito che…

Barlumi di speranza per il commercio? A sorpresa l’andamento dei saldi invernali regala un  un primo, inaspettato segno positivo: +3% delle vendite rispetto allo spesso periodo del 2013. A rivelarlo è Federazione Moda Italia (Confcommercio), sulla base di un monitoraggio tra gli associati. «Non mi pare vero di commentare finalmente una buona notizia», dice il presidente Renato Borghi, «da qualche anno il dettaglio moda, tra i settori più penalizzati, non vedeva il segno “più” davanti, neppure con i saldi». Incassata la buona notizia, per carità, che non si parli di fine della crisi. Non sono le famiglie italiane, purtroppo, ad avere improvvisamente più disponibilità del previsto. Sono le politiche commerciali di molte aziende che intelligentemente si sono adeguate alla recessione. Anzitutto quest’anno si è scelto di fare iniziare i saldi prima dell’Epifania, elemento non secondario. Chi prima del 25 dicembre non aveva potuto avvicinarsi al prezzo pieno di molti beni, ha potuto farlo a breve giro di posta, senza oltrepassare il periodo delle Festività. Il dato temporale è essenziale per invogliare i clienti anche in periodi di vacche magre. Dopo la Befana, in fondo, il prezzo scontato arriva fuori tempo massimo, passata la festa gabbato il Santo: tanto vale aspettare febbraio-marzo i prezzi stracciati delle rimanenze di magazzino, si diceva e si faceva in passato.

Quest’anno si è invertito il trend. I commercianti pur di non rimanere a bocca asciutta hanno escogitato formule nuove, battendo comunque il ferro caldo delle Feste. Sconti ovunque, campionari di abbigliamento e rimanenze dell’anno precedente in vendita alla metà e oltre del prezzo di cartellino hanno invogliato molti italiani a gratificarsi con qualche acquisto. I negozianti se ne sono inventati di tutti i colori per attrarre nuovi clienti e fidelizzare quelli vecchi. Con un occhio rivolto al portafogli e l’altro alle moderne strategie di mercato, la parola d’ordine è stata contenere i prezzi, puntando sulle promozioni e sui pacchetti fedeltà. Molte catene d’abbigliamento di qualità si sono salvate puntando su “uno zoccolo duro” con il passaparola o via sms, invitando i clienti a usufruire delle svendite qualche giorno prima dei saldi ufficiali: un modo goloso di attrarre chi magari già qualcosa ama spendere. Ma anche la media distribuzione ha inventato slogan pubblicitari “esca” che nel periodo tra Natale e l’Epifania segnalavano la possibilità di ottimi sconti in cassa. Molto hanno contribuito anche piccoli eventi «salva-crisi», una buona ricetta per fare cassa. Come ha fatto il negozio “Desigual” in via del Corso a Roma: in fila seminudi e ai primi 100 clienti abbigliamento gratis dalle scarpe al soprabito. Un successone, al di là, dell’effetto antiestetico. Insomma, dopo la chiusura di tante attività – basta entrare in un centro commerciale per rendersene conto –  l’obiettivo è stato di rimboccarsi le maniche per evitare di sprofondare nella spirale recessiva. L’unica ricetta possibile: adeguare il mercato alle tasche degli italiani per rimettere in circolazione un po’ di denaro. Una ricetta in verità più volte invocata da Berlusconi durante il governo Monti, quando sosteneva che rispondere con l’austerity alla crisi avrebbe peggiorato la situazione. Non è mai troppo tardi.