Se Grillo combatte la casta dei nominati, cerchi alleanze contro il “Porcellinum”

Non tutti se ne sono accorti, ma l’Italia rischia di passare dal bipolarismo primitivo e muscolare del ventennio berlusconiano al bipolarismo ristretto dell’era renziana. Che cosa significa? Semplice, che sommando la percentuale d’astensione (25 per cento) registrata alle ultime politiche di febbraio al venti per cento attribuito da recenti sondaggi al movimento antisistema di Grillo e Casaleggio ci accorgiamo che a decidere chi la prossima volta sarà al governo e chi all’opposizione sarà poco più di un elettore su due.

È fin troppo evidente che parlare di bipolarismo maturo e governante quando metà del campo è ingombrata dalle macerie dell’antipolitica ha un sapore quasi caricaturale. Non è il caso qui di scomodare gli Stati Uniti ed il loro astensionismo record. È un paragone che non regge per ragioni storiche e politiche. È appena il caso di ricordare che il nostro sistema politico è stato costantemente alimentato da una partecipazione popolare di gran lunga superiore alla media degli altri Paesi europei, anche quando la curva del non voto ha cominciato a salire. Quel che ora rischia di metterlo fuori gioco è l’intreccio tra astensione ed antipolitica, cioè tra chi rifiuta il voto come diritto e chi disconosce il Parlamento come luogo in cui ricomporre nel segno dell’interesse generale le istanze provenienti dai vari segmenti sociali. È una miscela esplosiva che non si disinnesca voltandosi dall’altra parte o affidandola alle analisi sociologiche. È tema della politica e sarebbe ben strano se al riguardo i partiti facessero spallucce proprio mentre sono intenti a riscrivere la legge elettorale. Anzi, darsi l’obiettivo di includere movimenti e cittadini per evitare di rendere il bipolarismo un affare per pochi intimi con il rischio di vederlo trasformare in una cittadella assediata da quanti se ne sentono esclusi, è questione della democrazia. Certo, non tutto può essere risolto dalla tecnicalità elettorale. Ma è indubbio che il tema delle liste bloccate stia per diventare letale per le istituzioni. Il Parlamento come palazzo dei privilegi nasce da lì prima ancora che dal cappuccino consumato alla bouvette o dal capello accorciato in barbieria. Al suo interno si aggira la casta dei nominati, cioè i rappresentanti di un popolo che nemmeno li conosce.

È il voto di preferenza l’antidoto all’antipolitica? Magari fosse così semplice. Di sicuro renderebbe meno impersonale ed anonimo il sistema elettorale. In ogni caso, demonizzare la preferenza è pura ipocrisia. È la modalità con cui eleggiamo consiglieri comunali, regionali e la utilizzeremo fra pochi mesi per scegliere gli eurodeputati. Delle due l’una: o la si sdogana anche per le politiche o la si inibisce per tutti i livelli elettivi. Ma la preferenza non è un’alternativa secca a liste o listini bloccati. Esistono anche i collegi, che anzi hanno il pregio di esaltare la sfida bipolare: vince chi prende un voto in più dell’avversario e non chi ottiene una preferenza in più del collega di partito. Comunque sia, è probabile che né l’uno né l’altra riusciranno a superare lo sbarramento organizzato da nomenclature arroccate a difesa del loro potere. E che potere: con la lista bloccata si liberano dei nemici interni, premiano gli amici e fidelizzano i nuovi arrivati. Sarà pure tutto molto pratico, di certo è poco democratico.

Ma la questione è politica e le nomenclature ben poco potrebbero se l’antipolitica decidesse di non saldarsi con la casta. Quando – in nome di una indimostrata purezza ideale – un partito o un movimento politico sceglie di non contaminarsi con gli altri, succede semplicemente che “gli altri”, cioè gli impuri, i “cattivi”, si organizzano e producono decisioni. È il rischio che corre il M5S sulla legge elettorale se continuerà ad auotosterilizzarsi in attesa di una maggioranza assoluta che non conquisterà mai. L’altro rischio è quello di essere sospettato di intelligenza col nemico. Al contrario, se Grillo vuole incidere sul corso degli eventi dando un senso ai milioni di consensi ricevuti solo un anno fa, deve porsi alla testa di un vasto schieramento che dichiari alto e chiaro l’obiettivo di restituire lo scettro della piena sovranità popolare agli elettori. Solo così riuscirebbe a stanare eventuali falsi nemici del Porcellinum in gestazione. E solo rientrando in campo renderebbe chiaro a tutti che a poco servirebbe fare una legge a misura bipolare quando i poli sono ormai tre.