Grillo, sceneggiate in Parlamento e “impeachment” contro il Colle. Ma gli italiani non capiscono

Vanno avanti a testa basta tra ostruzionismo (più che legittimo), bagarre in aula e crociate contro il Colle. All’indomani della clamorosa decisione di Laura Boldrini di utilizzare la tagliola per far passare il decreto legge che privatizza la Banca d’Italia (e abolisce l’Imu) il Movimento 5 Stelle ha formalmente depositato in entrambi i
rami del Parlamento la denuncia per la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Come è noto per essere rimbalzato dal blog di Grillo sui social network  (che fotografano il 60 per cento di pareri favorevoli), il capo dello Stato viene accusato niente di meno che di «attentato alla Costituzione» per un combinato disposto di motivazioni che forse non sono chiare neanche nella testa dei deputati grillini e del capitano urlante Sorial che ha usato la parola “boia” all’indirizzo di Napolitano. Mancato rinvio alle Camere di leggi incostituzionali; abuso del potere di grazia; grave interferenza nei procedimenti giudiziari relativi alla trattativa Stato-mafia: sono queste le accuse principali mosse al presidente della Repubblica e contenute nella richiesta di impeachment che sta preoccupando tutto il mondo politico ma sopratutto il Pd, che teme di essere incolpato di intelligenza con il nemico ex amico. «Vogliono far saltare democrazia. Il presidente Napolitano – commenta un incredulo Speranza – è il cardine principale della tenuta della nostra democrazia, fedele custode e interprete dei principi sanciti dalla Carta costituzionale. Il comportamento violento messo in atto nelle ultime ore dai parlamentari di Grillo rappresenta il più triste esempio di sovvertimento di quelle regole che sono alla base delle nostre istituzioni». La richiesta di impeachment è un atto indegno per coprire l’assoluta inconsistenza politica della confraternita di Grillo e Casaleggio, fuori dal processo riformatore –tuona la democratica Pina Picierno –  i grillini fanno di tutto per bloccarlo e per nascondere la loro debolezza, ricorrendo ad espedienti sempre più miseri. Che il ruolo principale della delegazione grillina nel Palazz sia quella di attaccare e mettersi di traverso a qualsiasi provvedimento non è un mistero, pur rappresentando il terzo partito italiano (inspiegabilmente in crescita nei sondaggi) il movimento Cinquestelle ha scelto la strada di non sporcarsi le mani con le istituzioni. Forza antisistema, populista e discretamente ignorante (almeno dell’ABC della politica), va avanti su un sentiero che rischia di provocare l’implosione. C’è anche chi dal Nazareno tenta la strada del dialogo, come il senatore Mario Morgone per il quale tra i grillini «operano tanti validi colleghi, è arrivata l’ora che escano allo scoperto e facciano valere la loro autonomia». Finora però non sembra aver sortito gli effetti sperati visto che per tutta la mattina sono proseguite le tensioni e gli scontri anche dopo il voto della commissione Affari Costituzionali soulla legge elettorale. Due parlamentari del Pd (Emanuele Fiano e Nico Stumpo) sono usciti a forza di spintoni dalla commissione bloccata dai deputati di M5s e sono stati portati via a forza dai colleghi «perché stavano per venire alle mani con i grillini». Alla fine del blocco c’è stato anche un violento alterco verbale tra il presidente Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) e alcuni deputati Cinquestelle.