Renzi pigliatutto e incontentabile: si ricandida a sindaco di Firenze (ma un ex assessore invoca le primarie)

Per Matteo Renzi il dado è tratto anche per quella che è stata una delle sue scelte più discusse: quella di assumere su di sé sia la carica di segretario del Pd, sia di sindaco di Firenze anche per il prossimo mandato. Renzi ha ufficializzato la sua ricandidatura alla guida della città per le elezioni di maggio. Ha inviato una lettera al segretario cittadino del Pd, Federico Gianassi, che ora dovrà riunire l’assemblea cittadina per la proclamazione della candidatura. Se avverrà con almeno il 60% dei voti, non ci sarà bisogno di ricorrere alle primarie. La missiva di Renzi al dirigente locale del partito è un passaggio tecnico che segue la scelta politica annunciata a più riprese nei mesi scorsi dal ‘rottamatore’: quella di succedere a sé stesso nella Sala di Clemente in Palazzo Vecchio. Una decisione che viene considerata dai detrattori una specie di ”paracadute” del segretario. Per Renzi e per i suoi è invece un vero e proprio tratto politico della linea che rifiuta i tradizionali riti di partito e ancòra ai ”territori”, e in primo luogo ai sindaci, l’essenza stessa del Pd. Il disegno di un bis, Renzi lo ha coltivato fin da molto prima di impegnarsi direttamente nelle primarie congressuali che lo hanno incoronato segretario. Già nel settembre scorso si disse pronto a scommettere “anche 50 euro” sulla sua ricandidatura.

Ma non mancano nel partito gli scettici sulla possibilità che sia possibile fare bene entrambe le cose. E quest’ultimo argomento è stato proprio uno dei punti di forza della campagna di Gianni Cuperlo durante le primarie. Nelle prime settimane di guida del partito, del resto, Renzi ha tuttavia già dato un “assaggio” di come intende gestire il doppio incarico. “Userò il treno ad alta velocità come una metropolitana”, aveva detto all’inizio del suo pendolarismo tra Firenze e Roma, diviso tra gli impegni di sindaco e quelli di segretario. E poi la decisione di riunire ad ore ed in luoghi inconsueti la segreteria, alle 7,30 del mattino a Roma o un sabato a Firenze, a cui seguiranno, ha preannunciato, altre città in Italia. Nel capoluogo toscano ha continuato a fare soprattutto il sindaco: riunioni di giunta, inaugurazioni di musei, visita alle scuole. Solo in casi straordinari ha usato il palcoscenico fiorentino per occuparsi di politica nazionale. Per il momento la sua corsa verso la riconferma non sembra avere ostacoli. Unica voce fuori dal coro quella, appunto, del corista del Maggio musicale fiorentino, Claudio Fantoni: ex assessore della giunta Renzi, uscito in polemica su problemi di bilancio, ha da poco annunciato che intende correre per la carica di sindaco reclamando le primarie.