Renzi attacca Alfano: «Che hai fatto per la famiglia?». E scatta il trappolone per Letta

Sarà, come dice, che «chi oggi pone il tema delle unioni civili non vuole affrontare il punto centrale: in una settimana vogliamo una risposta sulla legge elettole». Ma lo stesso Matteo Renzi, al termine di una segreteria del Pd che è durata cinque ore, sul tema delle coppie di fatto ci si sofferma con una certa decisione. Del resto, le unioni civili animano il dibattito politico più della legge elettorale, non fosse altro perché rischiano di diventare il terreno più insidioso per il governo. Angelino Alfano l’ha chiarito con fermezza che «prima le famiglie» e Renzi rilancia dicendo che «sui temi della famiglia non mi farò scavalcare da Alfano e Giovanardi». Ma con il “suo” Pd sul piede di guerra per far passare la proposta e il vicepremier schierato fermamente sul fronte opposto è chiaro che non si parla solo di visioni più o meno tradizionali della famiglia. Si parla della tenuta del governo, come tutti gli osservatori rilevano ormai da settimane. Ha dunque un bel dire, Renzi, quando spiega di temere che si stia utilizzando l’argomento come «un’arma di distrazione di massa» rispetto al sistema di voto, sul quale aggiunge che «la prossima settimana tiriamo su la rete e tentiamo di chiudere». Non dev’essere nemmeno un caso, poi, che gli affondi più velenosi li riservi proprio a quello che dovrebbe essere l’argomento secondario della sua agenda. «Che cosa hanno fatto i governi Alfano-Giovanardi per la famiglia? Hanno azzerato il fondo per la famiglia. Se la famiglia è una cosa seria bisogna essere coerenti», ha detto Renzi nel corso della conferenza stampa indetta dopo la segreteria, aggiungendo che «nessuno sta mettendo in discussione l’esistenza del governo, anzi: mette in difficoltà il governo chi lo vuole far stare fermo». «Lo aiuta chi lo sprona a risolvere i problemi italiani», ha proseguito, evidentemente riferendosi a se stesso. Ma a chi gli chiedeva un commento sulla proposta del viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, di far entrare nel governo il Pd uscito dalle primarie e dal congresso – quindi il Pd di Renzi – il neosegretario ha risposto con un «Fassina chi?» quanto mai eloquente. «È doveroso che la nuova segreteria guidata da Renzi segni l’agenda di governo. E siccome le idee camminano sulle gambe di uomini e donne, il nuovo programma va di pari passo con una nuova squadra a Palazzo Chigi», aveva detto Fassina in un’intervista a Repubblica di oggi, di fatto lanciando uno sfida al segretario per una vera assunzione di responsabilità, in modo da superare lo schema paradossale di una “segreteria di lotta” per un partito che esprime il premier. Una proposta che, ovviamente, risulta irricevibile se l’obiettivo del segretario non è portare le sue idee al governo, ma arrivare lui alla guida di Palazzo Chigi.