Quelle rughe sul volto di Berlusconi: un’immagine che spiazza e che comunica

Sono in molti a chiedersi se le foto del Berlusconi “privato”, con tutti i segni impietosi del tempo impressi sul suo volto, siano scatti “rubati” o in qualche modo autorizzati e concordati con il Sunday Times Magazine. Probabilmente non lo sapremo mai. Perché un po’ di mistero deve pur circondare questo ennesimo  e sorprendente colpo d’immagine   dell’uomo che, nel bene e nel male, ha rivoluzionato la comunicazione politica in Italia. Magari il Cavaliere non ha realizzato la “rivoluzione liberale” che aveva promesso nel 1994, con la sua  “discesa in campo”. Ma la sua “rivoluzione” delle parole e delle immagini l’ha comunque compiuta. E, come insegna il caso di Renzi, chiunque in Italia voglia fare politica pop , nel senso proprio del termine, cioè di politica popolare che colpisce immediatamente l’immaginario collettivo, non può prescindere dall’esperienza di questi ultimi vent’anni. Nella comunicazione pop interpretata da Berlusconi il privato è politico e le differenze tra politica stessa e costume sono abolite.

Che cosa ha voluto dunque dire Berlusconi con le rughe dei suoi 77 anni di età? Non è forse causale che questo volto inedito sia offerto nel ventennale della “discesa in campo”, quando il Cavaliere si presentò con un’immagine ringiovanita ed esordendo con una frase rimasta famosa: «L’Italia è il paese che amo». Oggi l’immagine è perfettamente speculare rispetto a quella di vent’anni fa. Non c’è più il vecchio trucco della calza sulla telecamera per levare rughe. Ma, al contrario, l’esaltazione delle rughe stesse, con quei primi piani che possono aver scioccato i suoi più ferventi sostenitori. Ed è proprio qui l’ultima, spiazzante  “rivoluzione” attraverso l’immagine. Il Giornale l’ha commentata con toni elegiaci e con parole di autentico lirismo. «Ombre, puntini e bellissimi cedimenti: il mento alto e lo sguardo altrove. È l’inizio di un’altra vita: un’altra volta».  Molte meno poeticamente, si può immaginare che con le rughe, che sono il segno della saggezza per antonomasia, Berlusconi intenda proporsi come il “padre della patria”, che costruirà la nuova Repubblica insieme con l’avversario, Matteo Renzi, con cui ha cavallerescamente trovato un accordo. Un messaggio di pacatezza e di rassicurazione dopo vent’anni di adrenalina. È vera gloria? Ai post (in rete) l’ardua sentenza.