Polemiche per la “Brianza velenosa” di Virzì: «Ci abita il Cav, per questo nel suo film la demolisce»

Come lancio pubblicitario non c’è male: alla vigilia dell’uscita nelle sale, l’ultimo film di Paolo Virzì, Il capitale umano, finisce al centro delle polemiche per il modo in cui il regista, in un’intervista a Repubblica, ha descritto la Brianza. Il sospetto, però, è che dietro quelle parole non vi sia un’operazione mediatica, ma un filtro ideologico, che in loco – e non solo – è stato trovato indigeribile, anche alla luce dei 700mila euro di finanziamento pubblico ottenuti dalla pellicola. «Cercavo un’atmosfera che mi mettesse in allarme, un paesaggio che mi sembrasse gelido, ostile e minaccioso. Mi interessavano due scenari, l’hinterland coi grumi di villette pretenziose, dove si celano illusioni e delusioni sociali, e i grandi spazi intorno a ville sontuose dai cancelli invalicabili», ha spiegato Virzì nell’intervista, che in prima battuta ha suscitato la reazione del presidente e dell’assessore al Turismo della Provincia di Monza, Dario Allevi e Andrea Monti, entrambi leghisti. Il primo ha ricordato la coesione sociale e l’etica del lavoro che esistono in quelle zone, il secondo ha sottolineato come la Brianza descritta da Virzì sia «la caricatura di alcuni stereotipi falsi, una vera e propria mistificazione». Il regista si è giustificato dicendo che «ho usato la Brianza letterariamente, da straniero, per suggestione». Che intorno a quella parte d’Italia vi sia una “letteratura” del grigiore non è una novità. Era il 1980 quando il duo Battisti-Mogol coniò l’immagine musicale di una «Brianza velenosa» da cui fuggire. Qui, però, sembra esserci qualcosa in più: «Un insano ribrezzo e un complesso di superiorità per chi ha fatto fortuna», ha scritto nel suo editoriale di oggi Maurizio Belpietro, rilanciando la polemica su Libero. Un disprezzo, ha aggiunto il direttore, che unisce «giornalisti, scrittori e attori in cerca di ruolo». Il riferimento ai giornalisti non è generico: Belpietro, infatti, imputa questo atteggiamento quasi più a Natalia Aspesi e Concita De Gregorio, che hanno realizzato i servizi di Repubblica sul film, che a Virzì. Le definisce «due indignate speciali che non perdono occasione per recitare la parte della cronista snob dal naso perennemente arricciato», parlando, in un altro passaggio, degli articoli di questi giorni come di «marchette pubblicitarie che l’intellettuale di complemento non nega mai al regista del momento». Secondo Balpietro, tutta questa costruzione politico-ideologica ha una ragione ben precisa: il retropensiero sarebbe che la condizione di quella parte d’Italia è «colpa, ovviamente, di Berlusconi, che avendo ville in Brianza, non può che essere il responsabile numero uno della volgarità e delle spreco, oltre che dell’alta densità di truffatori». Una lettura che, ancora secondo Libero, fa torto prima di tutto al film. Secondo il critico Giorgio Carbone, che ha visto la pellicola in anteprima, infatti, Il capitale umano, è «un bel film». Solo che «tanti film sono più intelligenti dei loro autori. Che li fanno intelligenti perché la natura ha dato loro il guizzo creativo. Ma se poi te li devono spiegare, i loro film, arrancano, dicono spesso cose che non stanno né in cielo né in terra».