«Pinelli assassinato. Infami»: gli anarchici contro la Rai per la fiction su Calabresi

A farne le spese è stata la sede di Rai Abruzzo, a Pescara. Al culmine delle polemiche sulla fiction Gli anni spezzati – Il commissario, che racconta la storia di Luigi Calabresi, il centro di viale De Amicis è stato oggetto di un atto vandalico: stanotte sul muro dell’ingresso principale è comparsa la scritta «Pinelli assassinato. Infami», firmata con la A cerchiata degli anarchici. Sull’episodio indaga la polizia, ma non è difficile metterlo in relazione con le due puntate andate in onda il 7 e l’8 gennaio su Rai 1. Uno dei capi d’accusa mossi alla produzione, infatti, è il non aver mostrato il momento in cui l’anarchico Giuseppe Pinelli sarebbe stato gettato dalla finestra dalla polizia. Per questo la fiction è stata accusata di revisionismo e la Rai di non aver svolto il suo lavoro di servizio pubblico. Il problema, però, è che proprio perché prodotto del servizio pubblico e forse proprio nel tentativo non sposare alcuna tesi, se non quella dell’umanità dei protagonisti, Il commissario non fa che attenersi all’unica certezza in campo: Pinelli volò giù da una finestra, mentre si trovava da giorni nella custodia della polizia, sottoposto a un interrogatorio durissimo legato alla strage di piazza Fontana. Possiamo essere più o meno convinti di un’ipotesi, ma non sapremo mai con certezza se fu omicidio o incidente. Questo, comunque, non cambia la sostanza, ovvero che quella morte non sarebbe dovuta avvenire, come non sarebbe dovuta avvenire quella di Calabresi, giudicato, condannato e giustiziato da Lotta continua come assassino di Pinelli.

Non a caso, gli autori della fiction hanno descritto due personaggi simili, dotati entrambi di sensibilità, vivacità intellettuale, spirito di solidarietà, generosità. La fiction, che pure era dedicata a Calabresi, non si è sottratta al racconto dell’uomo Pinelli, rendendogli a suo modo omaggio. Fra i vari motivi possibili per demolirla, dunque, questo non appare fra i più gravi. E c’è chi lo ammette, per lamentare un’altra omissione. Anche in questo caso, però, si riscontra un atteggiamento pretestuoso. È soprattutto Repubblica, con un’intera pagina dedicata al film, a dare voce alla tesi sostenuta dallo storico Guido Crainz secondo cui «il fermo protratto di Pinelli» è fra «gli aspetti curati senza omissioni», mentre «il punto è questo: scompaiono i fascisti, le ragioni da cui nasce la strage di piazza Fontana». Peccato, però, che i fascisti non c’entrino con la morte di Calabresi e, quindi, con quel pezzo di storia che la fiction voleva raccontare.