Parenti serpenti: nella Napoli di De Magistris spuntano anche le registrazioni segrete

Lui, l’economista caro a Prodi. L’altro, l’ex magistrato caro a Di Pietro e simpatico ai nostalgici della falce e martello. Il loro matrimonio al Comune di Napoli è durato poco e alla fine non hanno intonato il famoso Lasciamoci così senza rancor. E invece di lavare i panni sporchi in famiglia hanno deciso di metterli in piazza, attraverso un registratore nascosto. E così anche i “divorzi” sono diventati un caso nella rivoluzione arancione del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, una rivoluzione di cui non si ha traccia se non nelle ghigliottine politiche e nelle politiche. Il fattaccio vede protagonista l’ex assessore al Bilancio, Riccardo Realfonzo, che decise di registrare segretamente l’ultimo faccia a faccia con il sindaco, quello dell’addio. O meglio, del licenziamento in tronco. Forte di un telefono di ultima generazione, accese il registratore perché – dice – «si sentiva scosso e preoccupato per quello che stava avvenendo»; anzi, si sentiva addirittura «minacciato» dal pressing subito nelle ultime ore.

«È una vicenda di miseria umana. Registrare un colloquio è tra gli atti più ignobili dell’essere umano», afferma ora De Magistris – questa vicenda è una brutta notizia e mi conferma che ho fatto bene ad averlo cacciato, era una persona che non faceva bene all’amministrazione». Il sindaco ha precisato  che questa vicenda «non è argomento che mina la serenità della Giunta» e che «non è un argomento di dignità pubblica. Per noi Realfonzo è il passato, noi andiamo avanti per la nostra strada con le mani pulite». Tuttavia, De Magistris ha espresso l’opinione secondo cui «c’è una distorsione di voler portare in sedi improprie il dibattito politico che ritengo sia un comportamento antidemocratico e inaccettabile». Il file audio è stato consegnato ai pm. L’inchiesta ha prodotto, quattro avvisi di garanzia a carico, tra gli altri, del vicesindaco Tommaso Sodano e dell’ex assessore Pina Tommasielli che, tramite i loro legali, si sono detti convinti di poter dimostrare la correttezza della propria condotta politica.