Paolo Sorrentino trionfa ai Golden Globe e ringrazia “la grande bellezza” dell’Italia

La cavalcata di Sorrentino nella Roma notturna, bohemienne e psichedelica, conquista la stampa estera di Hollywood: La grande bellezza trionfa alla 71a edizione dei Golden Globes. Dunque è l’affresco sulla Roma mondana e salottiera, affarista e modaiola, il miglior film straniero incoronato re dei Golden Globes, e Paolo Sorrentino l’uomo in più: il regista che riporta a casa il premio della stampa estera di Hollywood che ci mancava dal 1989, quando ad imporsi fu il Tornatore di Nuovo cinema paradiso. Stavolta è Sorrentino ad avere la meglio sulla giuria d’oltreoceano, battendo il rivale francese già incontrato a Cannes, La vita di Adele, e mettendo, a questo punto, una seria ipoteca sugli Oscar. Il premio, assegnato dall’associazione dei critici della stampa straniera accreditati ad Hollywood è infatti correntemente considerato un apripista per una possibile affermazione nella notte degli Academy Awards. Un’ipotesi – e una speranza – suffragate anche dalla considerazione che il film di Sorrentino ha già superato un primo, significativo step, rientrando nella selezione di nove titoli che, fra soli tre giorni, si ridurrà ai cinque che si contenderanno l’ambìto premio il 2 marzo prossimo.

Dunque è affidato a Jep Gambardella il compito di tornare a far sperare in una nuova affernazione alla notte degli Oscar, dopo quella di Benigni de La vita è bella. Dunque è lui, guidato dalla sapiente regia di Sorrentino, il pigmalione del nostro cinema. Il cicerone eccentrico e sgualcito intepretato magistralmente da Tony Servillo, a riaccendere i riflettori americani sul Belpaese, prendendo per mano spettatori e critici, e portandoli in giro per la bellezza notturna della “città eterna”, futile e tormentata, rumorosa e sibillina, a tu per tu con un’umanità varia che, dai salotti affollati di parvenue e affannati presenzailisti ad ogni costo, alle terrazze dei palazzi nobiliari dove, sotto-traccia all’ombra del cupolone, accade e si complotta di tutto. Ed è Roma, emblematicamente rappresentata anche da “comprimari di lusso come Carlo Verdone e Sabrina Ferilli, la co-protagonista inimitabile del film, la patria di celluloide del peplum e del neorealismo, della commedia che si intreccia al dramma: tutti generi che ne La grande Bellezza fanno capolino in molte sequenze, sotto mentite spoglie. In omaggio ad un ecumenismo cinematografico la cui musa è sempre di più il Belpaese che, nei ringraziamenti di rito pronunciati da Sorrentino –  rivolti agli attori, ai produttori e alla moglie – il regista napoletano con patriottica gratitudine ha definito «un Paese ben strano, ma bellissimo». E speriamo anche autenticamente potente da poter avere la meglio sulle major, sulla tecnica, e nel cuore dei giurati americani.