Non c’è uno straccio di motivo per appoggiare il governo Letta: va lasciato al suo destino

Che senso ha? È questa la domanda che si pongono in molti nel centrodestra. Che senso ha, per il nuovo partito di Alfano, appoggiare un governo che – poco alla volta e in modo subdolo – sta abbracciando una linea sempre più di sinistra? Al di là di quel che è accaduto dalla scissione traumatica ad oggi, c’è un elemento che non va sottovalutato: con una certa abilità, Letta e i suoi hanno indebolito la posizione del Nuovo centrodestra e hanno iniziato a imporre, come priorità, alcuni temi che non facevano assolutamente parte dell’agenda di governo finendo per attaccare frontalmente anche una “ministra” alfaniana, senza nemmeno darle solidarietà. Una pugnalata dopo l’altra. Da alcune settimane si parla solo di porte aperte ai clandestini (che non saranno più tali), di unioni gay, di ius soli, punti sui quali non c’era e non c’è uno straccio di accordo con gli alleati delle piccole e strane intese. E a colpire duro è furbescamente Renzi, perché lui non è al governo e quindi ha le mani libere. Un gioco delle parti, in sostanza il nuovo leader del Pd dice le cose che Letta, per ragioni di governo, non può dire. Torna la domanda: cui prodest? Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, si rivolge agli ex colleghi di partito del Ncd e li invita a rendersi conto che «il governo è morto, travolto dalla sua incapacità, dalla confusione con cui le tasse sulla casa volano verso la cifra record e intollerabile di 40 miliardi di euro, ma anche dai distinguo che avevamo facilmente previsto». Anche perché Renzi, fa notare il parlamentare di FI, «schiaffeggia quotidianamente Alfano». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Guido Crosetto, coordinatore di Fratelli d’Italia:  «Prendete atto –  dice rivolto al Ncd – che è mutato ancora una volta il panorama politico e che questo governo ha un nuovo azionista di maggioranza che non ne vuole la continuazione e che ogni giorno cercherà di tirare la corda e provocare rotture. Sarebbe opportuno che Alfano abbandonasse Letta al suo destino. Ci rifletta se non vuole fare la fine del carciofo». Per riflettere, basterebbe farsi la domanda che ormai si fanno tutti: che senso ha?