«Mi chiamo Massimo Decimo Meridio». Parola di Berlusconi. Parola di Renzi

Atmosfera da kolossal, un film da premio Oscar, con tante scene alla Gladiatore. Renzi e Berlusconi nell’arena, un po’ come fu la sera del Cav ospite di Santoro. Non erano in tv ma nella sede del Pd e già questo era storico. Si avvicinano. «Mi chiamo Massimo Decimo Meridio, comandante dell’esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell’unico vero imperatore Marco Aurelio. Padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa… e avrò la mia vendetta… in questa vita o nell’altra». Tutti si aspettavano queste parole, che hanno colpito la fantasia e il cuore di milioni di persone. E proprio così è stato rappresentato il faccia a faccia più importante della legislatura (e forse degli ultimi anni). Sì, perché le notizie di stampa hanno accompagnato il “viaggio” di Renzi raccontando ogni passo, ogni gesto, ogni sospiro. Come se stesse andando nell’arena per la sfida all’ultimo sangue contro il nemico, Achille ed Ettore, vai a scoprire chi dei due ha il tallone mortale. Come in un film, il racconto è iniziato sin da quando il leader del Pd è salito sul treno a Firenze. Le cronache dicono che, mentre cercava il suo posto, aveva ricevuto diversi “in bocca al lupo” dai passeggeri (sempre come se fosse a un centimetro dalla battaglia finale) e tanto spazio – e una valanga di foto – l’ha avuto Domenico Frustagli. E chi è tal Domenico? Un controllore ferroviario fuori servizio. Anche lui ha augurato il suo “in bocca al lupo”, diventando subito una star da intervistare. Si è saputo che è un iscritto Pd di Catanzaro, unico renziano in un circolo pieno di bersaniani. L’unico neo, la frase: «In fondo rimarremo sempre comunisti». Ma del “viaggio” si sono sapute altre chicche: Renzi – raccontano le cronache – prima del match ha viaggiato da solo, si è seduto in un comparto con i quattro posti liberi, ha comprato alcuni giornali e ha letto per la gran parte del tempo. Le pause dalla lettura sono state per bere una Coca Cola e rispondere al telefono. E di Berlusconi? Chiaramente molti cronisti hanno raccontato quel che faceva comodo alla sinistra, e cioè che ad aspettarlo sotto la sede del Pd c’era un gruppo di soliti noti che ha gridato “vergogna” e che è stato lanciato un uovo (solo uno e dal solito “compagno” duro e puro) sull’auto del Cavaliere. Guarda caso, questa notizia dell’uovo è stata enfatizzata al massimo, come se fosse la notizia del giorno. Ma le immagini parlano chiaro, c’era tanta gente sotto la sede del Pd e la stragrande maggioranza era armata di cellulare per immortalare con un flash uno dei passaggi cruciali della vita politica del Paese. Un passaggio che molti considerano storico, al di là se si è d’accordo o meno. «Mi chiamo Massimo Decimo Meridio», ma stavolta non per combattere. Nonostante in tanti abbiano ancora sete di sangue.