Marò, sfila il corteo di Fratelli d’Italia e FI a Milano contro il galà all’ambasciata indiana

L’avevano annunciato e hanno mantenuto la parola. Arrivato il giorno della famigerata festa,  oltre un centinaio di esponenti di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Comitato Nove dicembre del Veneto stanno manifestando fuori dal palazzo Clerici di Milano, dove si sta svolgendo il ricevimento per la Giornata nazionale della Repubblica dell’India, a cui hanno aderito anche diversi esponenti delle istituzioni italiane. Al grido di “Non c’è niente da festeggiare, i Marò dovete liberare”, i manifestanti chiedono la liberazione dei nostri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Nel corte c’è  il presidente della provincia Monza Brianza, Dario Allevi, il primo ad avere rifiutato l’invito del console generale Manish Parbhat e ad aver messo in moto un sentimento di protesta contro il galà indiano: «Sono tanti i cittadini che mi hanno portato vicinanza dopo questo rifiuto». In prima fila, molti esponenti di Fratelli D’Italia, a partire da Ignazio La Russa. «I nostri marò sono stati sacrificati sul tavolo della ignavia politica. I nostri soldati sono buoni per partecipare a missioni di pace ma non per essere salvati. Noi italiani tratteniamo nel nostro Paese chiunque, ma non siamo stati in grado di impedire la partenza di Latorre e Girone», continua La Russa, che sulla presunta colpevolezza dei due militari esprime la sua convinzione. «Per me sono innocenti. Se la magistratura italiana avesse riscontrato dei reati avrebbe potuto ritirargli il passaporto in modo da impedirgli di ripartire, ma se così non è stato un motivo ci sarà. La soluzione a questo punto – continua l’ex ministro della Difesa – è quella di interrompere i rapporti con l’India». Aggiunge il consigliere comunale di FdI, Riccardo De Corato: «Trovo incredibile che ci siano degli uomini delle istituzioni italiane in quel palazzo». Il capodelegazione di FdI  al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, esorta l’Europa a interrompere a i trattati di libero scambio con l’India.

Il pomeriggio aveva visto il ministro degli Esteri, Emma Bonino, accentuare il pressing sui ministri indiani delle Finanze e del Commercio «che hanno assicurato l’impegno a far sì che il loro governo decida sui marò entro il 3 febbraio, come chiesto dalla Corte suprema». Tempi sui quali non si intende transigere. «Neanche la nostra giustizia brilla per tempismo ma è sconcertante che dopo due anni non ci sia nemmeno il capo di imputazione», ha sottolineato la Bonino, evidenziando come anche la stampa indiana comincia ad ammettere che la vicenda «non è stata gestita in modo specchiato». I due ministri, ha ribadito la ministro, hanno poi espresso «con chiarezza» la loro convinzione che la «pena di morte non è pensabile». L’obiettivo adesso è arrivare quanto prima al processo, che l’Italia «seguirà con attenzione», per difendere i due fucilieri di Marina dalla «politicizzazione» dell’intera vicenda. In ogni caso, ha ricordato, «appena finito il processo torneranno in Italia», come prevedono «accordi» internazionali. Lunedì una delegazione parlamentare si recherà a New Delhi per portare sostegno e vicinanza ai nostri marò Girone e Latorre.