Marò, manifestazione a Roma di FdI. E Terzi svela: «Affari commerciali dietro la riconsegna all’India»

In attesa di vedere se l’India utilizzerà o meno la temuta legge anti-terrorismo, il “Sua Act”, contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, il caso dei due marò torna ad infiammare la politica italiana. Oggi dalle 17 Fratelli d’Italia manifesterà alla “Galleria Sordi” a Roma in favore dei marò. «La mobilitazione si è resa necessaria – ha spiegato Giorgia Meloni –dopo le notizie apparse sulla stampa  indiana secondo cui  i due militari italiani rischiano la pena di morte. Rinnoviamo il nostro invito a partecipare a tutti i cittadini e a tutte le forze politiche per difendere i diritti dei nostri connazionali illecitamente detenuti in India da 22 mesi in piena violazione delle norme  internazionali e porre fine a una vicenda vergognosa che calpesta la dignità dell’Italia». E proprio nella giornata in cui c’è la mobilitazione di Fratelli d’Italia, l’ex ministro degli Esteri nel governo tecnico di Monti ed ambasciatore, Giulio Terzi di Sant’Agata ha svelato i retroscena inquietanti che portarono a un cambio di rotta del governo sulla vicenda dei due fucilieri. La vicenda è nota. Durante la gestione della crisi ed approfittando di un permesso elettorale ottenuto dai due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, il ministro Terzi l’11 marzo 2013 annunciò, a nome e d’intesa con il governo,  che i due fucilieri non avrebbero fatto ritorno in India alla scadenza del permesso. La reazione indiana fece salire la tensione finché il 21 marzo successivo, con un comunicato stampa, Palazzo Chigi annunciò la decisione di rinviare in India i due marò. Il cambio improvviso di strategia del governo venne criticato, anche se il ministro inizialmente respinse l’idea di dimissioni. Successivamente, il 26 marzo 2013, Terzi annunciò alla Camera, le sue dimissioni per il  suo dissenso con la posizione del governo. Ma successivamente l’ex ministro precisò di essere stato costretto a lasciare l’incarico in quanto la sua strategia diplomatica, che prevedeva l’apertura di un contenzioso formale con l’India, risultava a quel punto disallineata da quella del presidente del Consiglio Monti. Oggi a quella vicenda si aggiunge un ulteriore tassello. Intervistato dal Tempo, Terzi ha raccontato di aver sostenuto «sin dall’inizio che un impegno formale sulla non applicazione della legislazione antiterrorismo ai nostri marò era il presupposto per la loro riconsegna. Mi sono espresso contro il rinvio dei marò e mi sono appellato al presidente del Consiglio». Ma la risposta andò in tutt’altra direzione. E il motivo? «In quei giorni drammatici – ha detto ancora Terzi –  ci sono state forti pressioni di gruppi economici sul governo, che in quel momento stava trattenendo Girone Latorre in Italia, perché rivedesse le sue posizioni. Non mi spingo a dire che qualcuno abbia detto: ridateglieli. Ma ci fu un forte invito al governo perché rivedesse la sua posizione». Sulla situazione attuale Terzi non si mostra molto ottimista: «È inconcepibile pensare a due militari italiani impegnati in un’operazione antipirateria che vengono giustiziati. Ma tutto dipende dalla legislazione applicata. Il governo indiano ha affidato le indagini all’agenzia governativa che si occupa di antiterrorismo. E questa agisce  nell’ambito di una legge  che prevede la pena di morte  e può essere applicata anche al di fuori  del territorio nazionale indiano. I nostri marò hanno agito in acque internazionali, perciò fuori  dal territorio indiano e per questo, per agire il governo ha ventilato di applicare le norme antiterrorismo». Allo stato dell’arte per Terzi l’unica chance per riportare i due marò in Italia rimane quella di ricorrere «all’arbitrato obbligatorio, che può sussistere in parallelo al corso della procedura indiana. È un’istanza  giurisdizionale presso l’Onu, perché ora serve  un’azione energica, visibile, presso la Segreteria generale e il Consiglio di sicurezza dell’Onu. E si deve seguire anche la strada del Consiglio Atlantico, perché Girone e Latorre sono soldati di un paese aderente al Patto Atlantico che hanno agito in una missione di sicurezza in acque internazionali».