Marò, l’Italia fa pressing sui ministri indiani. Bonino: «Decidano entro il 3 febbraio»

Pressing della Bonino sui ministri indiani delle Finanze e del Commercio «che hanno assicurato l’impegno a far sì che il loro governo decida sui marò entro il 3 febbraio, come chiesto dalla Corte suprema». I tempi sui quali non si intende transigere sono stati ribaditi dopo i colloquitra il ministro degli Esteri con i colleghi indiani, mentre anche a Delhi il tema marò veniva affrontato da funzionari Ue  giunti in India. «Neanche la nostra giustizia brilla per tempismo ma è sconcertante che dopo due anni non ci sia nemmeno il capo di imputazione», ha sottolineato la Bonino, evidenziando come anche la stampa indiana comincia ad ammettere che la vicenda «non è stata gestita in modo specchiato». I due ministri, ha ribadito la ministro, hanno poi espresso «con chiarezza» la loro convinzione che la «pena di morte non è pensabile». L’obiettivo adesso è arrivare quanto prima al processo, che l’Italia «seguirà con attenzione», per difendere i due fucilieri di Marina dalla «politicizzazione» dell’intera vicenda. In ogni caso, ha ricordato, «appena finito il processo torneranno in Italia», come prevedono «accordi» internazionali. Lunedì una delegazione parlamentare si recherà a New Delhi per portare sostegno e vicinanza ai nostri marò Girone e Latorre. «Farò parte della delegazione», dice il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. «La vicenda è arrivata ormai a una fase cruciale. Le notizie che giungono dall’India circa l’applicazione della legge antiterrorismo sono agghiaccianti ed è doveroso, a questo punto dell’azione diplomatica, che anche il Parlamento italiano si mobiliti per chiedere il rispetto del diritto. Non in ordine sparso, ma compatti e determinati per avere risposte certe e positive». Intanto una commissione d’inchiesta è stata chiesta da Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari Esteri del Senato alla vigilia della partenza della missione parlamentare bicamerale per l’India: «Una vicenda complessa e dolorosa, che ha ancora molti punti oscuri e che da parte italiana, fin dall’inizio, non è stata sicuramente gestita nel migliore dei modi. Per questo ho proposto che il Parlamento attivi una commissione d’inchiesta sulla vicenda, in modo che ciascuno, compreso chi ha sbagliato, si assuma in pieno la sua responsabilità. Ma questo chiarimento sarà bene avviarlo solo dopo che Latorre e Girone saranno tornati a casa».