Marò, il governo cambia passo e chiede all’India il rientro in Italia dei due fucilieri

Caso Marò, forse  il governo italiano cambia passo e punta a una sollecita soluzione dell’annosa e  vergognosa questione che si trascina da quasi due anni . «In attesa di sviluppi, chiederemo alla Corte suprema indiana di far rientrare in Italia i due fucilieri». Lo afferma  l’inviato del governo per il caso dei marò, Staffan De Mistura, dopo la riunione a Palazzo Chigi con il premier Letta e i ministri Bonino e Mauro. L’orientamento dell’esecutivo è  quello di «mantenere ferma la rotta, con una posizione decisa e determinata». E ciò soprattutto  alla luce della petizione presentata dall’Italia alla Corte Suprema indiana il 13 gennaio  attraverso i legali di Salvatore Girone e Massimo Latorre, che lunedì prossimo  illustreranno ai giudici indiani i contenuti del ricorso italiano. «Lunedì non ci aspettiamo una decisione della Corte – ha precisato De Mistura – ma sarà l’occasione per i nostri avvocati di insistere fortemente perché si accelerino i tempi». Tra i punti salienti della petizione ci sarebbero la protesta per il «ritardo inaudtio» di cui si sono rese responsabili le autorità indiane e il chiaro avvertimento che  l’applicazione della Sua Act (legge antiterrorismo, ndr) rappresenterebbe una «linea rossa inaccettabile non solo per l’Italia ma a livello internazionale».

Le affemazioni di De Mistura sono state confermate da una nota diffusa da Palazzo Chigi. «Il governo italiano – si legge nel comunicato –  ribadisce la propria ferma aspettativa che il governo indiano tenga fede alle assicurazioni fornite, coerenti con le indicazioni della Corte suprema, riguardo al fatto che il caso in questione non rientra tra quelli oggetto della normativa antipirateria». Nella nota si precisa che nella petizione è contenuta la richiesta «che i marò possano rientrare in Italia in attesa del processo». Nel comunicato è anche riportata un dichiarazione del presidente Letta: «Registro con soddisfazione le espressioni di solidarietà provenienti dall’Unione Europea e l’intenzione delle nostre Camere di inviare una delegazione parlamentare per manifestare vicinanza e sostegno ai marò. Il governo proseguirà la propria azione anche a livello internazionale».