Marine Le Pen all’attacco: «Abbattiamo insieme il Muro di Berlino Ue»

«Abbattiamo insieme il Muro di Berlino Ue». Marine Le Pen e il “collega” francese” Nigel Farage, qua la mano. Il Front national e l’Ukip (Uk Independence Party), la destra francese e quella britannica, si stanno studiando a distanza, ma non troppo, per mettere a punto le prove tecniche di un fronte comune contro le politiche europee dei burocrati e dei tecnocrati. Non si dormono sonni tranquilli nelle capitali europee, preoccupate della crescita del consenso intorno ai cosiddetti partiti “antieuropeisti”, che stando ai sondaggi rischiano nei rispettivi Paesi di prendere più consenso dei partiti tradizionali. L’idea di consolidare un’asse franco-inglese è di Marine, che ha lanciato dalle pagine del quotidiano conservatore britannico Daily Telegraph un appello in cui rivendica i punti in comune fra i due partiti. Condividono l’avversione per le oligarchie senza volto che tengono in mano i destini e le economie sfiancate degli Stati nazionali. È abbastanza, allora avanti, incita la Le Pen, «insieme contro il “muro di Berlino” rappresentato dall’Ue». Nonostante il rifiuto di un’ alleanza politica dopo le elezioni europee di maggio, ribadito dal leader degli euroscettici inglesi, quel che unisce gli elettori dei  due schieramenti francese e inglese è più di un ottimo viatico. «Dicono di essere in disaccordo con noi – ha detto Le Pen – è vero che non abbiamo le stesse politiche economiche, ma condividono il nostro punto di vista sull’Unione europea e sull’immigrazione: ognuno deve controllare i suoi confini. I tecnocrati europei – ha aggiunto – devono scomparire, l’Unione sovietica europea deve cadere».

Farage dà voce all’euroscetticismo inglese. Quarantanove anni, lasciò il partito conservatore proprio al tempo del trattato di Maastricht per fondare l’Ukip, il partito iper-conservatore (ma liberale) che il premier Letta non può vedere neanche per cartolina, definito tra i «pericoli» per l’Unione alle prossime elezioni europee. Qui non si tratta di “Europa sì, Europa no”, o di populisti, come vengono liquidati i due leader dagli europeisti nostrani, governativi e non. Marine e Nigel  – e i loro elettori lo hanno capito – non  sono “anti-europeisti”, come vorrebbe chi ama le logiche semplicistiche. Sono semplicemente fautori di un’altra idea d’Europa: una federazione di popoli e di Stati nella quale vengano riconosciute le loro specificità, contro le speculazioni dell’aggressiva finanza senza volto e senza patria. Gli elettori dei due schieramenti sono aumentati, segno che l’esigenza di un’altra Europa è avvertita. Stare in Europa con la spina dorsale dritta è possibile, insomma, è un traguardo cui bisogna credere. «Signor Farage», gli è stato chiesto in un’intervista, «lei è un pericolo per l’Europa?». La risposta è tutto un programma: «L’Ukip si batte per un’onesta campagna contro un’irresponsabile e antidemocratica Unione europea. Siamo di fronte a un potere famelico, responsabile della crisi dell’Eurozona. Un potere che ha rimosso il primo ministro italiano, democraticamente eletto, per mettere al suo posto Monti, in modo da proteggere i propri interessi».