“L’uomo dell’anno? È il finto traduttore ai funerali di Mandela”. L’ultima provocazione di Grillo fa arrabbiare i suoi fans…

All’apice della provocazione facile e del dissenso istituzionalizzato per principio polemico, in un post riepilogativo dei dodici mesi che andavano a chiudersi, Beppe Grillo ha incoronato sul suo blog il finto interprete del memorial di Nelson Mandela, Thamsanqa Jantljie, “uomo dell’anno”: con buona pace di talpe e spie, capi di stato e leader ideologici, pontefici e divini artisti, ivi compreso il suo prediletto Dario Fo. L’ultima beffa, o forse solo l’ennesima dimostrazione di una provocazione stanca in nome della quale il leader movimentista – in disarmo ideologico e a corto di proposte politiche che esulino dal paradosso e dall’offesa gratuita – arriva a grattare il fondo del barile della recriminazione, tanto da mettere sul “podio celebrativo” il simbolo dell’inganno globalizzato. Dell’ipocrisia eretta a potere. Della beffa sdoganata su uno dei pulpiti più solenni e in diretta tv mondiale, che ha immortalato un truffatore arrivato a profanare la solennità dei funerali di Nelson Mandela, fingendo di essere un interprete dall’inglese alla lingua dei segni nel corso della commemorazione di stato. Peccato che, come lo stesso post grillino sottolinea beffardamente – il personaggio in questione sia «uno schizofrenico con tendenze a scoppi di violenza, che vede gli angeli, che parla solo lo Xhosa, una delle undici lingue ufficiali del Sudafrica», che non conosce naturalmente l’inglese né, tanto meno, gli idiomi visivi del linguaggio dei segni.

Una scelta, quella ostentata dal comico genovese, postata sull’onda neanche tanto virtuale dell’amletico dubbio che anni fa tormentava il Nanni Moretti degli esordi in Ecce Bombo, quando interrogandosi su come e quanto presenziare al meglio, si chiedeva se si venisse notati di più partecipando ad un evento, mettendosi in un angolo, o addirittura disertando l’invito stesso. Sulle orme di quel tormentone, oggi il leader movimentista genovese sembra guidato nella scelta dei suoi post dal medesimo, dilaniante mantra: «mi si nota di più se presenzio in Rete con un paradosso  intelligente, per quanto strillato, o se la butto semplicemente in caciara?». Così, tanto per mischiare ancora di più le carte sul tavolo del gioco mediatico e propagandistico, Grillo arriva addirittura a scomodare George Orwell, del quale nel post cita la celebre frase: «Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario». Aggiungendo di suo pugno che «Thamsanqa è andato oltre la verità e oltre la menzogna. Tutto quello che vedete è falso o forse vero, ma non importa ormai a nessuno». Un disfattismo che a molti è apparso come l’ultima deriva toccata dall’M5S, e che ha disaffezionato una parte dei proseliti del rito politico grillino. Così, se l’anno scorso in massa molti internauti avevano condiviso la scelta dell’alloro “dell’uomo dell’anno” ricaduta sul piccolo medio imprenditore italiano raffigurato come San Sebastiano martire trafitto dalle frecce, quest’anno parecchi utenti del sito di Beppe Grillo hanno preso le distanze dalla nomination aggiudicata al truffatore internato. Molte, infatti, le battute sarcastiche e le note di più serio dissenso espresse sui commenti lasciati in calce al post, disorientati da quest’ultima trovata “comica”…