L’ultimo delirio: in Svezia anche le caramelle sono accusate di razzismo

Uno spettro s’aggira per la Vecchia Europa. È quello del razzismo. Non c’è dubbio che in alcuni casi gli allarmi siano più che giustificati e che in altri ci si trovi di fronte a manifestazioni che esasperano così tanto il “politicamente scorretto” da farlo diventare offensivo, ma un caso che arriva dalla Scandinavia mostra come anche le esasperazioni del “politicamente corretto” comportino qualche insidia. In Svezia e Danimarca la Haribo ha dovuto ritirare dal mercato le caramelle di liquirizia a forma di maschera africana, contenute nella confezione “Skipper mix”. Il pacchetto si ispira a un ideale viaggio intorno al mondo compiuto da una nave e per questo le gommose ritraggono maschere tribali non solo africane, ma anche asiatiche e dell’America del Sud. Una manifestazione di razzismo per i consumatori dei due Paesi, che hanno riversato sull’azienda tedesca una valanga di accuse. La Haribo, quindi, ha deciso di ritirare lo Skipper mix dagli scaffali e di produrne una versione senza le famigerate liquirizie. «Comprendiamo le critiche e riteniamo essenziale ascoltare la voce dei consumatori», ha spiegato Ola Dagliden, di Haribo Svezia. Del resto, il mercato è mercato e per le aziende ha sempre ragione. Soprattutto se accontentarlo non danneggia nessuno e fa pendere la bilancia benefici-danni dalla parte dei primi. La Svezia non è nuova a polemiche di questo genere: in novembre i grandi magazzini Ahlens avevano ritirato un catalogo che ritraeva manichini dalla pelle scura e labbra rosa e, nel 2012, il giornale Aftonbladet aveva scritto che un decimo delle biblioteche comunali svedesi non voleva avere nei propri magazzini i libri con le vignette di Tintin in Congo. Queste vicende e quella delle caramelle, per quanto risibili appaiano, spingono comunque a qualche riflessione. Se è vero che il “politicamente scorretto” è spesso pretestuoso e irritante, siamo certi che invece il “politicamente corretti” meriti sempre un plauso? Che non possa risultare altrettanto fuori luogo e urticante? Soprattutto, siamo certi che non rappresenti una forma di cattiva coscienza, che vede discriminazioni dove non ce ne sono e che punta non alla fine delle discriminazioni ma a quella delle differenze? La rivolta contro le caramelle a forma di maschera africana fa pensare esattamente a questo: a un mondo in cui anche evocare l’espressione artistica tradizionale di un altro popolo diventa una forma di razzismo, quindi a un mondo in cui ogni differenza, perfino ogni differenza culturale, è vissuta come un oltraggio e non come una ricchezza.