L’occhio indiscreto del fisco sui nostri conti correnti. E ci vanno di mezzo anche i cittadini onesti

L’argomento è delicato. E rischia di ingenerare dubbi, sospetti, fraintendimenti.  Come sempre avviene quando si tocca il tasto del Fisco. Questa volta, però,  la modalità con le quali l’Agenzia delle Entrate ha iniziato a scrutare i saldi dei  40 milioni di conti correnti degli italiani apre non pochi interrogativi. Non solo e non tanto sulla bontà di una simile operazione nello scovare chi non paga le tasse ed evade,  quanto piuttosto  su un graduale restringimento delle libertà per chi è onesto, e fa il suo dovere con l’Erario.  Sarà pur vero, come dice il numero uno del Fisco, Attilio Befera, che non ci saranno controlli “esagerati”, che  “il contraddittorio con il contribuente deve essere ispirato al massimo rapporto di fiducia”, che gli ispettori sono stati adeguatamente formati per evitare errori grossolani e che le modifiche al redditometro,  richieste dalla Autorità della Privacy,  hanno sensibilmente migliorato  la qualità della iniziativa, a tutto vantaggio dei cittadini. Visti i precedenti, meglio aspettare qualche tempo prima di esprimere una valutazione positiva. Intendiamoci, nessuno è così folle da ritenere che l’evasione non vada colpita con ogni mezzo e che i furbetti vadano stanati e costretti a pagare il dovuto. Quel che irrita e desta sconcerto è il fatto che un fisco occhiuto e impertinente diventi addirittura invasivo e pervasivo, anche quando non ne ricorrano le circostanze e non ci sia alcun bisogno di angariare e vessare il contribuente. Andate a vedere come funzionerà il cosiddetto “spesometro” , e poi giudicate voi se stiamo sbagliando.

Intanto, c’è da dire che non saranno passati al setaccio soltanto i saldi dei depositi bancari e postali di ogni correntista. Si guarderanno i dati relativi ai pagamenti effettuati con le carte di credito (dopo averne imposto l’uso, eliminando praticamente il contante). Si  prenderà nota delle polizze assicurative stipulate e degli investimenti effettuati.  Per ogni acquisto  superiore a 3.600 euro, scatterà il controllo in automatico. E questa mole di informazione, per ora sugli anni 2011 e 2012, poi sui periodi successivi, sarà trasmessa alla Sogei, la società pubblica per l’informatica, e messa a disposizione dell’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima dovrà, incrociando i dati,  redigere l’elenco dei possibili evasori.  Fin qui tutto – a parte quel che diremo di qui a poco – sembrerebbe scorrere alla perfezione. Almeno tecnicamente. I problemi nascono subito dopo. Cosa accadrà se,  per una ragione qualsiasi,  il cittadino ha smarrito  la ricevuta di una spesa effettuata tre anni fa? Di più. Il meccanismo è stato costruito in modo tale che la selezione dell’eventuale furbetto  avvenga se rileva uno scostamento del venti per cento tra reddito percepito e spese effettuate. Al di là delle parole tranquillizzanti di Befera,  nessuno ha ancora spiegato come si farà a distinguere il contribuente in malafede da chi, invece, ha fatto uso corretto e libero  di  un eventuale risparmio accumulato. Ammettiamolo con franchezza: forse è proprio la parola Libertà che ormai sta sempre più  stretta al nostro Paese. Questo, senza nulla togliere a chi è chiamato a combattere l’evasione , soprattutto la grande evasione, i cui costi sono altissimi per lo Stato. Essi, come è ovvio,   finiscono per ripercuotersi , inevitabilmente, sulla vasta platea dei contribuenti onesti e in regola con il fisco. Eppure c’è qualcosa che  non  funziona in questo meccanismo . Qualcosa di più vasto e profondo.

E’ la percezione di una sottile e inquietante violenza che colpisce gli onesti e le persone perbene. La libertà è un requisito fondamentale di uno Stato democratico. E’ l’essenza stessa su cui si fonda il patto di fiducia tra cittadini e Stato. La regola sui cui  si salda il rapporto di convivenza di una comunità e si definiscono le coordinate del vivere civile. E’ l’ambito entro il quale la sfera individuale si definisce e si afferma, senza intralciare i diritto di altri nell’esercizio della altrui libertà. Allo Stato, nelle sue forme organizzative moderne, e nella sua valenza  etico-morale, spetta  un compito di tutela e di garanzia rispetto ad un principio così sacro e inviolabile.  Se quel Patto si incrina per qualsivoglia ragione, inevitabilmente finisce con l’indebolirsi  il sistema democratico. Non è facile ristabilire un rapporto di fiducia tra cittadini e Stato , quando si riducono spazi di libertà individuale e collettiva; se e quando il fisco assume dimensioni  opprimenti . Soprattutto, quando un diffuso  senso di iniquità viene avvertito  dalla generalità dei cittadini come effetto di molteplici ingiustizie subite nel tempo, e di profonde diseguaglianze accentuate dalla crisi. Se lo “spesometro”,  “Serpico” o come diavolo si chiama questo  nuovo strumento  messo in piedi per scavare nella vita degli italiani,   dovesse alimentare una nuova ideologia fiscale e diventare il mezzo per combattere i “ricchi” ( e non per scovare i veri “evasori”), ci troveremmo nella infausta condizione di un  Paese ridotto a dirsi liberale soltanto nel  nome.