«Lo spettacolo di Cristicchi offende i partigiani». E lui replica: «Vi restituisco la tessera dell’Anpi»

Non c’è pace per i martiri delle foibe, neanche quando le loro storie sono messe in versi, come ha fatto Simone Cristicchi nel suo spettacolo teatrale Magazzino 18. Lo riporta il quotidiano romano Il Tempo, nell’ennesima puntata di questa telenovela che vede il cantautore romano vittima periodicamente di insulti, di velate minacce o di semplici scomuniche dal mondo culturale e artistico di sinistra. Stavolta si è mossa addirittura l’Anpi che ha chiesto, attraverso un centinaio di suoi iscritti, che sia ritirata a Cristicchi, da sempre schierato a sinistra, la tessera di partigiano onorario. Centinaia di firme sono arrivate sotto un fluviale appello che recita, tra l’altro: «Il Signor Simone Cristicchi, nell’ambito del suo spettacolo teatrale Magazzino 18, che ha come tema la “trasposizione”  di alcuni vissuti drammatici degli esuli d’Istria, di Fiume e Dalmazia… sembra alimentare a livello mediatico e diffusivo a mezzo web una propaganda politica antipartigiana, che ancor più gravemente si mostra priva di analisi storica, riportando interpretazioni che riteniamo falsino fatti e circostanze, con un esito di palese natura strumentale… Evidenziamo inoltre che le tesi, le congetture, i toni delle polemiche, l’accettazione di messaggi e manifestazioni di scherno ed offesa rivolte alla memoria storica della Resistenza sia italiana che jugoslava, presenti nel profilo facebook e in altri siti gestiti dal cantautore, non ci appaiono politicamente ed ideologicamente espressioni vicine alla storia e rispettose dei principi ispiratori dell’Anpi…».

E per capire quanto sia oscurantista la sinistra italiana, basterebbe leggere quel che scrive il manifesto del 28 dicembre. «Cristicchi inciampa rovinosamente mettendo in scena uno spettacolo che si basa quasi esclusivamente sul testo di Ian Bernas Ci chiamavano fascisti. Eravamo italiani e propone un’interpretazione di quegli accadimenti parziale, se non univioca». Il terrore del quotidiano comunista? Il testo «avvicina pericolosamente le due ideologie contrapposte, comunismo e fascismo, per omologarle. E generando confusione». Insomma Cristicchi «presta solo il fianco al revisionismo storico che avvelena il tessuto sociale di questo paese da troppo tempo». Alle accuse e agli anatemi, Cristicchi ha risposto a più riprese sulla bacheca di Facebook: «Da antifascista, sono schifato da tutto ciò. La tessera gliela rispedisco io! In posta prioritaria. Altrimenti – scrive in un altro post il cantautore – senza tante chiacchiere…si facciano loro uno spettacolo con la loro “sacrosanta” verità. In fondo, ma molto in fondo, siamo un paese democratico, no?»