«L’Italia in mano ai giudici, decidono loro anche chi governa». Berlusconi? No, parola di Maurizio Crozza…

Finalmente anche Maurizio Crozza comincia a farsi sfiorare dal dubbio. E dopo aver ironizzato per anni, da ogni pulpito mediatico possibile, dall’Ariston agli studi de La 7, sul Cavaliere e i suoi epigoni politici, dismessi gli abiti di scena, si spoglia anche degli orpelli propagandistici e delle maschere pregiudiziali, e nella copertina satirica della puntata di ieri di Ballarò esordisce con una tirata ironica contro il potere – neanche più troppo occulto ormai – esercitato dalla magistratura. E in un riepilogo più agghiacciante che divertente, ricorda: «Berlusconi è stato sconfitto dalla Cassazione. La legge elettorale l’ha cambiata la Corte Costituzionale. Il metodo Stamina lo verificano i giudici del Lavoro. Le acciaierie che inquinano le chiudono le procure. E il presidente del Piemonte lo decide il Tar: sbaglio – si domanda stupito il comico genovese – o a naso l’analisi è che questo Paese sia governato dai giudici?». Questo l’avvio, neanche troppo in sordina, della settimanale recriminazione comica di Maurizio Crozza, che nella puntata di ieri del programma condotto da Giovanni Floris, ha spaziato a tutto campo, dal caso De Girolamo al metodo Stamina, fino allo scandalo sentimentale di Hollande, ribattezzato il “Fracchia del sesso”, partendo, però, proprio dalla tirata anti-magistratura.

Un argomento – quello dell’“interventismo” politico e decisionale dei giudici – su cui, come noto, il leader di Forza Italia si è espresso spesso a braccio in tv, ispirando quasi sempre l’ilare rivisitazione spettacolare, anche di Crozza stesso, oltre che di diversi colleghi di satira politica, eppure divenuto oggi il canovaccio della pungente recriminazione polemica del comico genovese: e la magistratura, spesso nelle sue performance teatrali e nelle sue strisce televisive, eletta a vittima dell’“ossessione berlusconiana”, diventa finalmente il bersaglio critico nel centro del suo mirino paradossale. Tanto da arrivare a dire, in uno dei passaggi della cartolina settimanale di Raitre: «Spendiamo circa 25 miliardi all’anno per pagare la politica, e decidono tutto i giudici? È folle: più che una democrazia, è una “demopazzia”… Che cos’è allora l’Italia, se non un paese in attesa di giudizio?». E non è tutto: così, dopo una prima stoccata, nel giro di poche battute arriva anche l’affondo: «Altro che metodo Stamina, è il metodo “Sta minchia”… Diciamo che ormai la politica è quel simpatico passatempo tra una sentenza e l’altra». E a titolo di esempio dimostrativo cita proprio il caso Cota, a proposito del quale, in uno dei suoi passaggi umoristici, Crozza rileva (neanche troppo ironicamente): «Tu fai le elezioni in Piemonte, vinci e governi per quattro anni: poi arriva il Tar e annulla tutto. È come quando tolgono gli scudetti alla Juve… Ma la colpa non è dei giudici. No: loro fanno quello che devono fare… con calma però. Perché non è che si ammazzino di lavoro», graffia tirando fuori gli artigli polemici Crozza, che poi conclude svelando al pubblico il vero significato di Tar: quello che tutti pensano sia un acronimo mentre, a sua detta, altro non sarebbe che «un’abbreviazione di Tar…di. Solo che non hanno ancora finito di scriverlo»… Ci va giù duro, insomma, il “comico nel paese delle meraviglie”, e per i suoi copioni tv sembra aver trovato un nuovo motivo ispiratore: già in una recente puntata di dicembre, infatti, il commentatore comico di Ballarò aveva preso di mira la corte costituzionale e i suoi costi, che – ironizzava tra il serio e il faceto – ammonterebbero al triplo delle spese sostenute da quella britannica, esattamente come – ricordava sempre Crozza qualche parodia fa – i nostri giudici costerebbero il triplo dei loro colleghi d’oltreoceano. Ma non deve essere ancora tutto: e chissà le prossime cartoline tv quali altre “sorprese” riserveranno… Intanto noi non possiamo far altro che accusare il colpo e constatare che, più che battute al vetriolo, le verità comiche sono veri e propri calici amari da mandare da giù…