L’inganno Stamina: tre scienziati accusano le “Iene” di irresponsabilità

Elena Cattaneo, Michele De Luca e Gilberto Corbellini accusano la trasmissione delle “Iene”: «L’inganno Stamina è anche colpa loro». L’accusa della senatrice a vita e direttrice del Centro di ricerca sulle cellule staminali dell’università di Milano, di uno dei massimi esperti mondiali di staminali (De Luca) e dello storico della medicina e delle scienze (Corbellini) arriva mentre si attende la conclusione dell’inchiesta di Torino su Stamina, “in dirittura d’arrivo” secondo il procuratore Raffaele Guariniello, inchiesta che vede indagate 20 persone, tra cui lo stesso Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation. Su quest’ultimo pende anche un procedimento per presunta truffa alla Regione Piemonte, la cui prima udienza è stata fissata per il 7 febbraio. I tre scienziati parlano di informazione-spettacolo “irresponsabile” e affermano che «l’uso della vicenda Stamina» fatto dal programma tv di Italia 1 è «un esempio eclatante di irresponsabilità nella pratica della libertà di informazione, da cui sono venuti danni irreparabili a persone e alla sanità pubblica. Le “Iene” hanno gravi colpe nell’avere concorso a costruire, insieme a Vannoni, l’“inganno Stamina” – dicono – con una responsabilità morale forse equivalente a quella dello “stregone di Moncalieri” e con un impatto comunicativo sicuramente superiore a quello di uno o più stregoni». Parole forti, alle quali già in passato Davide Parenti, direttore del programma – come riporta anche la lettera dei tre scienziati – aveva risposto: «Abbiamo solo raccontato».
Sul fronte giudiziario della vicenda è intervenuto l’avvocato di Vannoni, Roberto Piacentino, precisando che al suo assistito «non sarebbe stata notificata nessuna querela per la questione della pubblicazione del video. Non ne sappiamo nulla», ha aggiunto relativamente alle indiscrezioni investigative secondo le quali i genitori di una bimba malata, Nicole, avrebbero sporto denuncia dopo che il presidente di Stamina Foundation aveva pubblicato su Facebook un video che ritraeva la piccola dopo un’infusione effettuata a Trieste. Preoccupati per le lunghe liste d’attesa negli ospedali di Brescia e per un possibile stop definitivo alla metodica ideata da Davide Vannoni, i pazienti costituiti in cooperativa per poter fare le infusioni fuori dall’Italia stanno esaminando costi e destinazioni, e sabato si sono riuniti a porte chiuse a Ciriè, nel Torinese, con il presidente di Stamina. «C’è ancora tanto da fare, la cooperativa si è costituita solo il 4 dicembre», ha spiegato Rosalinda La Barbera, una delle mamme coinvolte nel progetto di Stamina all’estero. «La destinazione potrebbe essere Capoverde», ha sottolineato, spiegando che il progetto «ha ricevuto già l’adesione di 200 famiglie».