Letta risponde al pressing su Electrolux: «Massimo impegno, non alzeremo bandiera bianca»

È arrivato nel day after l’invocato intervento di Enrico Letta sul caso Electrolux. «Non accettiamo di alzare bandiera bianca e ci sarà il massimo impegno del governo perché queste produzioni si possano e si debbano fare in Italia. Faremo di tutto per convincere quell’impresa», ha detto il premier, intervenendo al Forum degli amici dell’industria. La presa di posizione arriva in un giorno di scioperi negli stabilimenti e di ripetute richieste affinché sia Palazzo Chigi a farsi direttamente carico della vertenza e di quel piano presentato dall’azienda e giudicato irricevibile da tutte le parti, dai sindacati ai rappresentanti delle istituzioni. «La proposta di Electrolux è ingiusta e pericolosa», ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, spiegando che è ingiusta perché tutti i problemi «vengono scaricati sui lavoratori» ed è pericolosa perché, «se si affrontassero i problemi in questo modo, con la riduzione dei salari, non faremmo altro che prorogare ulteriormente la disoccupazione». Secondo Angeletti, quindi, «se ne esce nell’unico modo possibile, che è facendo in modo che l’azienda investa». Insieme all’azienda, però, è finito sulla graticola anche il governo, al quale viene richiesto, come ha fatto Raffaele Bonanni della Uil, di agire sulla «politica industriale» e di «occuparsi di infrastrutture, di energia, che deve costare di meno, di giustizia civile veloce». «Serve un confronto vero che consenta di rideterminare gli investimenti», ha sottolineato poi Susanna Camusso, parlando di un «piano irricevibile» e augurandosi che «il governo dica la stessa cosa». Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ieri, era stato più timido, parlando di una proposta di riorganizzazione che «non ci ha convinto». Una posizione giudicata da molti – e secondo i rumors dallo stesso Letta – troppo fiacca di fronte all’ipotesi dell’azienda, che prevede esuberi e un taglio degli stipendi tale da omologare quelli degli operai italiani a quelli dei colleghi polacchi. Un’ipotesi, per altro, non accompagnata da un piano di rilancio. Sulla questione, oggi, è stata anche presentata un’interrogazione urgente ai ministri per lo Sviluppo economico e del Lavoro. Il testo, presentato da Laura Puppato del Pd, ma poi sottoscritto da una trentina di senatori di tutti i gruppi, non solo chiede chiarezza rispetto alla posizione del governo, ma sottolinea come, nel caso in cui si accettasse il taglio degli stipendi, si creerebbe un pericoloso precedente, che potrebbe essere richiamato «in qualsiasi caso di difficoltà economica o di mercato da parte di un’impresa» per «ogni tipo di taglio e soppressione di diritti sempre e solo delle maestranze, senza mettere in discussione nulla che abbia a che vedere con management, innovazione e risorse ottenute».