Letta, chiarimento con Renzi: «Noi decisi ad andare avanti». E avverte: «Più rispetto»

«Io e Renzi abbiamo voglia di applicarci. Stamane abbiamo ribadito questo concetto». È un Enrico Letta ottimista quanto deciso a fugare i tanti nuvoloni che si addensano  sul governo  quello che sintetizza ai microfoni di Rainews 24 il senso dell’incontro avuto con  il leader del Pd. «Con Renzi siamo entrambi determinati ad andare avanti. Abbiamo il ruolo e la determinazione per farlo». Il Pd ha eletto «un segretario determinato, con tanta voglia di fare che darà un contributo importante». Il presidente del Consiglio intende infondere fiducia nell’opinione pubblica soprattutto per quello che riguarda la crisi economica. «Dobbiamo dare un messaggio molto chiaro agli italiani, all’inizio del 2014: dopo tre anni di emergenze finanziarie, si parte con un altro passo per far ripartire il Paese».

È tornato il sereno tra Palazzo Chigi e Largo del Nazareno? Letta ci spera. «Negli ultimi 5 mesi è stata una continua scossa tellurica che ci ha fatto faticare. Oggi dobbiamo essere conseguenti «alla formazione di una nuova maggioranza e realizzare un cambio di passo». È  passato il tempo in cui «la politica poteva permettersi di passare il tempo a litigare e a contare il grado di disgelo. I problemi sono altri, primo di tutti la disoccupazione». Ma tra tante parole concilianti non manca un avvertimento: «Nel contratto di coalizione introdurrò codici di comportamento molto chiari: ci deve essere rispetto reciproco e un luogo permanente nel quale assumiamo decisioni con spirito di leale collaborazione tra alleati». Scottano al premier le dimissioni di Fassina e le pressoché quotidiane bordate contro Saccomani da parte dei renziani di stretta osservanza, non ultima quella di Nardella, lanciata a seguito della figuraccia sui 150 euro ai prof. prima sottratti  e poi restituiti.  «È paradossale quanto è avvenuto», si schermisce Letta.«Abbiamo dato un messaggio terribile alla categoria degli insegnanti che è maltrattata dal punto di vista delle retribuzioni». Quella vicenda – rileva –  è la dimostrazione del fatto che «il nostro Paese ha il serissimo problema di burocrazie che non si parlano tra loro e con i livelli politici, e che sono troppo lente». È tutta colpa della burocrazia ottusa? Forse sì, forse no. I nodi politici possono ancora venire al pettine. E, di qui al 25 maggio, tutto può ancora succedere.