Legge elettorale, traballa l’intesa Pd-Forza Italia. Ma oggi Renzi e Berlusconi potrebbero vedersi di nuovo

«È la posizione di Forza Italia, vedremo». Così Maria Elena Boschi, responsabile riforme Pd, a tarda sera ha risposto ieri a chi le chiedeva di commentare lo stop degli azzurri sulla soglia per il premio di maggioranza. «Noi confermiamo la nostra posizione su quel punto e manteniamo l’emendamento per alzare il 35%», ha ribadito la Boschi, che a stretto giro ha trovato la replica di Brunetta: «Il rinvio dell’esame della legge elettorale in Commissione, dovuto al Pd che con i suoi problemi legittimi ha prodotto questo slittamento, rischia di spostare l’arrivo in aula del testo, ad ora previsto per il 29 gennaio», ammonisce il capogruppo di FI. Ma la trattativa sul premio di maggioranza, che il Pd vorrebbe al 38%, prosegue in segreto e non è escluso che oggi possa essere lo stesso Renzi a discuterne con Berlusconi.

Intanto la Commissione, che aveva previsto lavori in notturna, si è aggiornata a questa mattina. Il pacchetto su cui si sta discutendo riguarda anche primarie facoltative per legge e il dialogo per una delega al governo per disegnare i collegi, tema su cui ci sono comunque forti resistenze in area azzurra. Intanto il segretario del Pd, in una riunione serale con i membri della commissione affari costituzionali, ha ottenuto il mandato a continuare a trattare sui tre punti aperti: per questa ragione i deputati Dem hanno ritirato, con una mossa tecnica (riservandosi di presentarli in seguito) tutti gli emendamenti che non riguardano questi tre temi. Il partito di Silvio Berlusconi tiene il punto sul no alle preferenze, all’abbassamento delle soglie di sbarramento e alla delega al governo per disegnare i collegi. Ma è irto di ostacoli il percorso dell’Italicum. Tant’è che Renzi non si stanca di avvertire: «Se viene affossato è difficile” che questa legislatura possa continuare. Si andrebbe al voto, insomma». E anche se il segretario del Pd si professa “ottimista”, il rischio c’è. Ed è doppio. Da un lato, c’è il pericolo che la minoranza dem e i piccoli partiti (magari insieme al M5S) facciano passare emendamenti come quello sulle preferenze e affossino così l’intesa Renzi-Cav. Dall’altro lato, è sempre in agguato, ammette Renzi, il rischio che i franchi tiratori facciano “di nascosto i furbi” e in aula, dove c’è il voto segreto, sabotare l’intero percorso delle riforme.